Viaggiava con oltre 1.100 Kg di cocaina purissima. Drastica riduzione in appello della condanna applicata in primo grado

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Dinanzi alla Corte d’Appello di Napoli, si è concluso il processo a carico di  M.D.P., 30enne originario di San Martino Valle Caudina che il 29 agosto dell’anno scorso fu tratto in arresto dalla Squadra Mobile della Questura di Avellino per detenzione ai fini di spaccio di oltre Kg 1,100 di cocaina purissima.

La Corte partenopea, accogliendo in pieno le richieste della difesa rappresentata dagli Avvocati Valeria Verrusio e Mauro Alvino, ha riconosciuto le attenuanti generiche negate in primo grado e ridotto di ben 12 mesi la condanna inflitta dal Gip di Avellino.

Come si ricorderà, nonostante l’imponente quantitativo rinvenuto (oltre in Kg di cocaina), che avrebbe consentito di confezionare ben oltre 5.300 dosi medie, e nonostante la qualità purissima dello stupefacente, già in primo grado il giovane, sempre difeso dagli Avvocati Valeria Verrusio e Mauro Alvino, aveva ottenuto una condanna certamente mite (5 anni di reclusione) e la immediata sostituzione della misura cautelare del carcere con quella degli arresti domiciliari presso la propria abitazione, ove tuttora si trova l’imputato.

L’arresto del giovane corriere era scattato nell’ambito di un servizio di contrasto al fenomeno dello spaccio al minuto e del traffico di sostanze stupefacenti sulla S.P. 2 che collega il capoluogo Irpino al Sannio.

Gli agenti della Questura di Avellino  avevano sottoposto a controllo l’auto condotta dal  giovane corriere in quanto, lo stesso, alla vista del posto di blocco, aveva destato sospetti tentando di eludere l’alt della Polizia.

Una volta bloccato dagli agenti,  nell’abitacolo della Fiat Panda condotta dal De Paola, veniva rinvenuto un plico corposo e meticolosamente confezionato contenente cocaina per un peso complessivo di kg 1,100.

L’operazione, coordinata dal vicequestore della P.S. Gianluca Aurilia, portava all’immediato arresto del De Paola che veniva condotto presso la Casa Circondariale “A. Graziano” di Avellino.

Il notevole quantitativo di polvere bianca probabilmente doveva essere destinato alle piazze di spaccio in città.