VD/Malzoni: “Entro il 12 ottobre la struttura sarà a norma”

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Procedono i lavori di ristrutturazione e ammodernamento della Clinica Malzoni di Avellino che entro il 12 ottobre dovrà farsi trovare pronta alle prescrizioni imposte per continuare la propria attività. Si lavora senza sosta, giorno e notte e da parte dei referenti della clinica privata avellinese c’è la massima tranquillità a rispettare i tempi.

La Casa di Cura privata nacque nell’anno 1956 dall’incontro fra due professionisti a forte qualificazione professionale, un ginecologo dott. Mario Malzoni e un otorinolaringoiatra il Prof. Alfonso D’Avino.

Il professore Carmine Malzoni ha spiegato ai nostri microfoni che “entro la settimana sarà consegnato il reparto rianimazione adulti, mentre inizieranno subito dopo i lavori alla terapia intensiva neonatale. Nel frattempo altri settori saranno interessati ai lavori. Siamo nei tempi, per il 10-12 ottobre tutto sarà pronto”. In effetti il piano incriminato e le lacune sono state colmate. E’ stato costruito un nuovo vano ascensore, modificate varie suddivisioni interne e reso a norma la struttura così come richiesto.

“Spero che il sindaco di Avellino in tempi rapidi e non biblici come fino ad oggi ci ha abituato rilasci le dovute autorizzazioni per continuare a tenere in vita la struttura. Purtroppo la burocrazia è un male dell’Italia, fa bene Renzi a “sburocratizzare” Ci portiamo avanti questa palla al piede, i burocrati bloccano e fermano tutto”.
Malzoni ripercorre un po’ la storia che ha visto al centro dell’attenzione la clinica, ma ora il clima si è disteso e le polemiche fanno parte del passato. Anzi la struttura proprio nelle settimane scorse ha ricevuto un riconoscimento dal Ministero della Salute. “Siamo tra le strutture di parto per eccellenza in Campania con alti standard di sicurezza. I 2000 parti all’anno e con la percentuale di cesari più bassi riconoscono la migliore assistenza ed è un metro di misura diffuso in tutto il mondo tanto che i nostri dati sono paragonabili al Nord Europa tipo Stati come la Norvegia. Ma non è finita: “siamo l’ottavo centro sui 1200 in italia, il primo nel Sud Italia nell’oncologia ginecologica e riferimento nel settore della laparoscopia ginecologica e ortopedia con cinquecento protesi all’anno. Abbiamo oltre il diritto, dovere di restare aperti e funzionare. Una storia che non può finire”.

a seguire il video

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