Una lite in Piazza la causa dei tre raid a colpi di pistola nel quartiere di Alvanite

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ATRIPALDA- Una lite in Piazza tra due giovanissimi, intorno alle 17 di sabato. Da qui sarebbe nata la notte di piombo a Contrada Alvanite nella notte di Pasqua. La svolta nelle indagini e’ arrivata in meno di una settimana, anche grazie alle immagini e agli audio delle telecamere di sorveglianza nella disponobilita’ di una delle due famiglie coinvolte nel botta e risposta a colpi di arma da fuoco. A sequestrarli nell’ intervento scattato nella stessa notte sono stati i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Avellino. Proprio i militari agli ordini del capitano Alessandro De Palma nella tarda mattinata hanno eseguito la misura cautelare in carcere con l’imputazione provvisoriamente contestata di tentato omicidio nei confronti di Giuseppe Capaccio, 19 anni, che era detenuto agli arresti domiciliari e di suo padre Pellegrino Capaccio, 49 anni, anche in regime alternativo della detenzione domiciliare, entrambi sono difesi dal penalista Alfonso Maria Chieffo. La misura in carcere chiesta ed ottenuta dalla Procura di Avellino (le indagini sono seguite dal Procuratore ff Francesco Raffaele e dal sostituto Giovanni Sodano). Dalla ricostruzione eseguita dagli inquirenti, emergerebbe come gli episodi di esplosione di colpi di arma da fuoco nella stessa serata siano stati tre.
LA LITE, GLI SPARI DAL BALCONE E IL BOTTA E RISPOSTA NOTTURNO
Tutto nasce in piazza tra uno dei figli di Capaccio e uno dei figli della famiglia di M.R (residente nella stessa zona). Una lite tra ragazzi che avviene in Piazza intorno alle 17. Tre ore dopo sotto casa dei Capaccio la famiglia di M.R si scontra con Giuseppe Capaccio. Le immagini registrate intorno alle 20, riprendono Giuseppe Capaccio che prima minaccia estraendo la pistola marito e moglie e poi, una volta salito sul balcone della sua abitazione spara alcuni colpi di pistola, almeno sette o otto, contro i due e le persone che erano con loro. Nessuno resta ferito, perché riescono a dileguarsi. Il diciannovenne fa fuoco con una calibro 7,65, lo stesso calibro dell’arma che i Carabinieri sequestrano quella stessa sera in un appartamento vicino. La storia però non e’ ancora finita. Sempre dalle immagini e dagli audio delle telecamere di sorveglianza si avvertono alcuni colpi, verosimilmente di arma da fuoco contro contro casa dei Capaccio. Questo avviene intorno alle 23 45 e a confermare che avessero sparato ci sono anche gli audio raccolti dai Carabinieri. Dopo questo raid Giuseppe Capaccio avrebbe raggiunto l’abitazione della famiglia con cui aveva avuto il precedente alterco finito a colpi di pistola, esplodendo sei colpi contro la stessa abitazione, dove al momento non era presente nessuno. A rafforzare il suo intento, secondo quanto contestato dalla Procura sulla base degli accertamenti dei militari dell’Arma darebbe stato il quarantanovenne padre dell’autore materiale del raid, ovvero Pellegrino Capaccio. Già nelle prossime ore i due arrestati dovranno comparire davanti al Gip per l’interrogatorio di garanzia.