Uds – Striscioni contro la Riforma Gelmini davanti alle scuole

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Avellino – Le studentesse e gli studenti avellinesi dicono no alla riforma. In conformità alle iniziative lanciate in questi giorni in tutte le scuole d’Italia anche ad Avellino gli studenti, su proposta dell’UdS, hanno inviato chiari segni di disapprovazione nei confronti della “riforma” delle scuole che da settembre inizierà il suo periodo di sperimentazione. Davanti alle principali scuole della città, infatti, sono apparsi degli striscioni inneggianti ad una scuola pubblica e nettamente contrapposta al modello di “istruzione privata filo – aziendale, così come la prevede il riordino dei Cicli e il Pdl Aprea”. “Il riordino dei cicli – scrive l’Uds – è infatti l’ennesimo atto teso a distruggere il sistema pubblico formativo nel nostro paese. Con esso gli istituti tecnici perderanno circa 80 ore, provvedimento che porta allo smantellamento dell’istruzione e della formazione tecnico – professionale e che va a riconfermare un’impostazione classista e gerarchica dei saperi. Con il riordino si metterà a rischio l’autonomia didattica delle scuole anziché investire, come l’Uds promuove da anni, sull’autonomia didattica e dare maggior peso decisionale agli studenti. Se da un lato è necessaria una riorganizzazione degli indirizzi dall’altro – sostengono i ragazzi dell’Unione degli Studenti – è necessario un maggior collegamento tra i vari percorsi di studio, una contaminazione dei percorsi che deve agevolare la scelta degli studenti che oggi si compie all’età di 13 anni in un tempo prematuro per poter decidere del proprio futuro. Per questo motivo l’Unione degli Studenti , in alternativa ai contenuti della riforma, rilancia l’idea di un biennio unitario per macroaree di orientamento capace di condividere i saperi di cittadinanza necessari a tutti per avere un livello culturale capace di costruire una vera consapevolezza e una forte libertà nel proprio percorso formativo”. Gli studenti non condividono neanche l’’istituzione dei comitati tecnico –scientifici prevista dal Ddl Aprea che, nei fatti, mina l’autonomia scolastica, proiettandola in un contesto di pura autonomia finanziaria. “In concreto la partecipazione di esterni in questi comitati significherebbe aprire la scuola ai privati che, come ormai ci insegna l’esperienza, vanno sempre alla ricerca del profitto e dell’arricchimento e non investono mai per beneficenza”.

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