Un “bignami” dell’Avellino: 10 anni, conosce per filo e per segno la storia della squadra a memoria. Raffaele Fiore si presenta in redazione in tuta e album sotto il braccio. Porta ritagli di giornale, figurine, abbonamenti. La sua passione viscerale per i Lupi è palpabile. “Tifosi in festa” è proprio la rubrica che fa per lui. Raffaele vive di calcio. In campo da centrocampista della squadra pulcini della Nike’ di Salerno, da tifoso per l’Avellino. Un irpino che ha convertito tra i banchi di scuola anche i salernitani. “Ci sono riuscito grazie al buon momento che vive la squadra. Alcuni di loro vengono con me allo stadio a tifare Avellino”. Quando è in programma la partita, Raffaele la vive come un rito. “In casa ci vado con cappello e sciarpetta, ma quando giochiamo fuori resto incollato alla tv per vedere la partita. A quell’ora metto da parte tutto, libri, amici, nessuno mi deve disturbare. Devo essere concentrato sulla partita, perché non mi voglio perdere neanche un minuto della sfida”. Un amore trasmesso dal papà Francesco Mario che tolta la toga, mette in qualche occasione anche la maglietta biancoverde per andare allo stadio. “Quando avevo 5 anni papà mi lasciava a casa ed io a chiedergli di portarmi allo stadio. Mi promise che l’avrebbe fatto. Poi quando sono cresciuto, la mia prima volta al Partenio è stata in occasione di Avellino – Isola Liri in serie C2. Vincemmo 3 a 0”. E ricorda addirittura chi in quella partita siglò le reti.
Raffaele in redazione ci fa osservare il suo album collezione. Ci sono ritagli di giornale, annuali della promozione in B, fotografie, la sua vita da lupacchiotto incallito. Ordinato, preciso, le conserva come delle reliquie. E se ti aspetti un tifoso da curva, il piccolo Raffaele ci smentisce: “Vado in Tribuna Montevergine a vedere la partita, preferisco lì perché in curva non si vede molto bene, ma appena sarò più grande mi sposterò in Tribuna Terminio, semmai andando con gli amici e non più con papà”.
Sulla squadra dice: “Non capisco perché c’è sempre qualcuno che critica. I calciatori vanno incoraggiati sempre. Nessuno si sarebbe aspettato questo momento magico, ciò dimostra il buon lavoro fatto dal direttore sportivo Enzo De Vito e dalla società della famiglia Taccone”. Ma un suo idolo il piccolo Raffale pure lo avrà. “Biancolino per me rappresenta l’icona della squadra. Quando andò a giocare a Salerno ci rimasi male. Venne a scuola e disse che tifava Juventus. Mi ferì un pochino, ma poi rivederlo di nuovo con la maglia dell’Avellino ha ripagato quel periodo triste per me”. Dal punto di vista calcistico apprezza molto Eros Schiavon. “Gioca nel mio stesso ruolo, detta i tempi a centrocampo in modo delizioso. Il gruppo comunque è l’arma in più. Poi Rastelli è un motivatore e un ottimo mister. I playoff non ci sfuggiranno.” Raffaele dà anche un consiglio: “ci vuole maggior carattere e cattiveria. Speriamo di vincere tutte le partite in casa da qui alla fine, così l’obiettivo playoff sarà alla nostra portata. Perché non sognare la Serie A? Così faremo penare un po’ i salernitani…”
