Telefonini a Bellizzi, la manovra del drone guidata dalla sua cella da un detenuto

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AVELLINO- “Dove sta? Vieni avanti, vieni in faccia allo stabile, vieni in faccia. Vieni come stai. Bravo, bravo, ok lo abbiamo preso, dammi un minuto, fammelo staccare, fammelo staccare! Aspetta, non ti muovere, vai, te ne puoi andare”.

Le manovre del drone usato per fare entrare i telefonini con tanto di sim e caricabatterie all’interno del carcere vengono dirette da un detenuto nello stesso penitenziario. Sono le 18:41 del 19 febbraio 2022 e gli investigatori del Nic (Nucleo Investigativo Centrale) della Polizia Penitenziaria, ascoltano in diretta il detenuto O.M, recluso nell’ Alta Sicurezza che indica la manovra al suo interlocutore. Dall’altra parte c’è Vincenzo Scognamiglio, che insieme ad un complice ha poco prima cercato una zona tranquilla nei pressi del carcere di Avellino per avviare la manovra di consegna con un drone del materiale indebitamente trasferito ai detenuti che avevano ordinato i cellulari. Vincenzo Scognamiglio e’ uno dei personaggi chiave del cartello che dal locdown fino al 2022 per conto di un gruppo ricondotto al potente cartello dell’Alleanza di Secondigliano, riforniva di cellulari e droga i detenuti dell’Alta Sicurezza di mezza Italia.

Tutto nato dal carcere di Secondigliano, dove il detenuto recluso a Bellizzi aveva soggiornato prima del penitenziario irpino. Organizzazione smantellata ieri da un blitz della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli guidata da Nicola Gratteri, che ha ottenuto 21 arresti per questo filone investigativo(gravemente indiziato di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, detenzione di armi comuni da sparo ed accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti). Solo qualche giorno prima c’era stata sempre dalle intercettazioni ambientali e telefoniche una analoga consegna sempre presso il penitenziario di Bellizzi Irpino. Qualche giorno prima, ovvero sia il 4 che il 5 febbraio, Scognamiglio aveva anticipato a due sue complici nel corso di una chiamata in vivavoce captata dagli inquirenti nella vettura dello stesso, che il successivo martedì avrebbe effettuato una consegna nel carcere di Avellino. Una data che coincide con il primo degli episodi contestati agli indagati. Tra gli indagati per l’associazione c’è anche un cinquantunenne di Montoro, con il compito di provvedere ad apportare le modifiche necessarie a consentire il trasporto di pesi e a superare le barriere antidrone e operare nelle zone “protette”, così eludendo di volta in volta i presidi tecnici apprestati a tutela dall’amministrazione penitenziaria.

LE INDAGINI
Una società di servizi, così l’ ha definita il Gip del Tribunale di Napoli Della Ragione, targata Alleanza di Secondigliano, che era specializzata nel trasferimento di droga e telefonini nelle carceri di mezza Italia. Proprio da questo legame trasversale tra gli uomini dell’ Alleanza e una serie di altri clan, si decide di attuare una strategia per avere in mano gli affari illeciti all’interno dei penitenziari, a partire proprio dai telefonini e dalla droga. Un contesto gravissimo, quello ricostruito nella prima ordinanza delle due eseguite ieri e coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia che ha ottenuto 21 arresti per i promotori dell’ associazione. Le indagini sono quelle affidate al Nic (il Nucleo Investigativo Centrale) della Polizia Penitenziaria e alla Squadra Mobile di Frosinone e Napoli. Le indagini nascono proprio grazie ad una informativa del Nic della Penitenziaria relativa ad un anomalo aumento degli apparecchi telefonici, alcuni anche di ultima generazione, smartphone con dual sim, (non i soliti microcellulari) all’interno del carcere di Secondigliano.

Così isolando tutti i codici Imei e il traffico relativo ad un lungo arco temporale viene scoperto un ingente numero di telefoni nella disponibilità soprattutto dei detenuti in Alta Sicurezza (per inteso, prevalentemente tutti in carcere per reati di criminalità organizzata). In mano al Nic ci sono anche evidenze per cui dal carcere di Secondigliano c’è un gruppo organizzato che è operativo con la complicità di un esperto manovratore di droni, che sarà identificato in Vincenzo Scognamiglio, che nel giugno del 2021 era stato fermato nei pressi di Frosinone con un drone e diversi telefonini dagli agenti della Squadra Mobile del posto. Proprio nel carcere di Frosinone, qualche mese dopo avviene un fatto gravissimo. Un detenuto, Alessio Peluso, per vendicarsi di un alterco avuto nei giorni precedenti con altri codetenuti, spara alcuni colpi di pistola contro di loro. Un’arma in carcere. Partono le indagini, prevalentemente attività di intercettazione telefonica in un primo momento e poi ambientale.

A novembre arriva la svolta. Viene captata dagli investigatori una telefonata che dimostra come dall’interno del carcere alcuni detenuti stessero dirigendo le manovre per il sorvolo di un drone. Le indagini a quel punto sono già puntate su Scognamiglio e su un gruppo di detenuti nel carcere di Secondigliano. Emerge un vero e proprio “mercato” dei telefonini all’interno del carcere. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, ci sono centinaia di contatti tra Scognamiglio e detenuti in tutta Italia.

I COLLABORATORI DI GIUSTIZIA
Nove collaboratori di giustizia hanno contribuito a ricostruire la genesi e la operatività del gruppo che aveva avviato un mercato di droga e cellulari in ben 18 istituti penitenziari sparsi per tutto il Paese. Tutti erano stati detenuti a Secondigliano e uno in particolare ha anche raccontato dell’attività di spaccio di cellulari e droga messa in piedi dal detenuto del carcere di Bellizzi Irpino, M.O, che aveva già svolto la stessa illecita attività anche nella precedente detenzione a Secondigliano, riuscendo a guadagnare anche ventimila euro al mese. Del resto come hanno ricordato i collaboratori, per alcuni tipi di stupefacenti come l’hashish in carcere si riusciva a guadagnare circa dieci volte il prezzo all’esterno. Anche venticinquemila euro per un chilo, che fuori costava più o meno 2800 euro. Come lui stesso si era vantato con la sua collaboratrice, Scognamiglio riusciva a guadagnare anche diecimila euro al giorno.