Svolta digitale, il futuro che manca all’Italia

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Mentre tutti i paesi spostano la loro vita e il loro funzionamento online, l’Italia fatica a porsi sulla stessa linea. E i partiti politici in campagna elettorale sembrano averlo dimenticato.

Nessun riferimento o se c’è ridotto al lumicino. Questa la situazione del digitale all’interno dei programmi dei partiti politici. La campagna elettorale imperversa, i temi dell’immigrazione, della salute, del lavoro impazzano nelle rassegne stampa e sui social. Eppure di transizione tecnologica non c’è traccia.

Così mentre l’Europa corre, per non parlare del resto del mondo, verso la connettività e la trasformazione digitale, in Italia rimaniamo ai box. È di questo avviso Francesco Di Costanzo, della Fondazione Italia Digitale, che ha spiegato: “La prossima legislatura sarà decisiva su digitale e comunicazione pubblica per non perdere terreno e occasioni. Per questo con Fondazione Italia Digitale lavoriamo perché il digitale sia popolare e perché il nostro Paese prosegua, accelerando e con grande determinazione, il percorso di trasformazione e sviluppo digitale”.

Anche perchè la transizione digitale è iniziata ovunque. Lo dimostra il caso del gioco d’azzardo legale e pubblico, che è stato capace di cambiare letteralmente pelle e aprirsi al futuro. Complici anche i lockdown e le chiusure forzate della pandemia, infatti, il gambling ha spostato il suo centro nel mercato online, sviluppando app, piattaforme e siti creati ad hoc per questo tipo di prodotto, il tutto sotto la spinta di promo per testare le slot. Così facendo il comparto ha continuato a vivere, generando utili e profitti, ponendosi come pioniere nella svolta digitale di tutto il settore del gaming.

Ci sono settori in Italia, dunque, che hanno iniziato a guardare al futuro, alla tecnologia, alla rete. Ma resta una lacuna da colmare, quella di un progetto istituzionale, valido e ramificato. Perché parlare di digitale vuol dire parlare di scuola e di cultura, di servizi e di infrastrutture. Parlare di digitale, in questo contesto di guerra e di incertezza, è soprattutto parlare di sicurezza: “Quello che lascia stupiti – continua ancora il Presidente di Fondazione Italia Digitale – è che il digitale non sia considerato tra i temi principali, pur avendo una centralità evidente in tutti i settori e a maggior ragione dopo aver vissuto anni di pandemia. E ancora oggi, purtroppo, una guerra molto digitale e molto influenzata anche da temi come quello della cybersecurity”.

C’è tempo ancora per cambiare qualcosa, per iniziare a parlare di un tema caldo e importante. Per cambiare la storia, digitale e non, del nostro Paese.