Sperone – Iraq, la guerra negli scatti con Bertelli

11 Novembre 2005

Sperone – Detto fatto. Il sindaco di Sperone Salvatore Alaia ha mantenuto la sua promessa: l’impegno assunto con i ragazzi della scuola media si è tradotto nell’organizzazione di un incontro presso la sede comunale con alcuni protagonisti che hanno vissuto da vicino la guerra in Iraq. E’ questo il tema della mostra fotografica curata da Pino Bertelli. Il tutto si svolge presso l’aula consiliare fino al 17 novembre prossimo. Un’iniziativa che nasce grazie anche alla collaborazione di Angelica Romano dell’associazione volontariato “Un Ponte per…”. La mostra del fotoreporter Bertelli viene rappresentata per la seconda volta in tutta la regione Campania affiancata e realizzata dal regista giornalista Michelangelo Severgnini. “Con questa iniziativa – commenta Alzaia – intediamo rendere una tangibile testimonianza di ciò che è la guerra. Le immagini, che trovano spazio nella mostra fotografica e nel video allestito dal regista Servergnini parlano di violenza e rappresentano in modo crudo ed eloquente la sofferenza della gente senza distinzione di sesso e di età costretta a subire le efferatezze di un conflitto sulle cui ‘legittime cause’ aleggiano non pochi dubbi. La mostra e l’incontro non intendono fornire solo uno spaccato sulla violenza che la guerra genera in modo indiscriminato ed implacabile, ma aprire uno spazio di riflessione profonda sulla necessità di evitare conflitti e di risolvere i problemi con il dialogo”.

LA MOSTRA:

La mostra offre al pubblico 19 scatti tratti dal libro di Pino Bertelli “Iraq ritratti dall’infanzia insanguinata’, realizzati durante un viaggio nel 2003 fra le genti di Babilonia. 19 fotogrammi di delicato bianco e nero, figure interne e primi piani, i preferiti del fotografo, che entro i loro contorni offrono il racconto della vita dei bambini in guerra. Immagini di dolore estremo e alinazione, accanto alla spensieratezza che l’innocenza riesce ancora a conservare. Sono quelli che Bertelli chiama ‘Angeli necessari’, quelli che secondo il fotografo toscano, ‘sono in tutti noi, ci proibiscono di compiere delitti ma che non ci trattengono dall’amare l’altro’. Scorrono davanti all’obbiettivo occhi incuriositi, sguardi intimoriti ed altri smargiassi di bambini che vogliono dimostrare di essere già adulti. Spesso, l’infanzia di guerra è solo una maturità affrettata, che ruba il tempo ai giochi e che proietta il giovane in un mondo che non dovrebbe essere suo. Colpisce la somiglianza di questi volti con i nostrani scugnizzi e sciuscià del secondo dopoguerra: un elemento americano che giganteggia su un volto quasi divertito, un’altra figura agghindata, con capello e pistola di plastica nei pantaloni, come un colonnello, un altro primo piano su un faccino dalle cui sottili labbra pende maldestra una sigaretta spenta, come un attore del cinema classico. E poi il pudore e la sensualità trattenuta dei profondi occhi delle bambini irakene, avvolte nei loro veli composti e seri. Anche qui fra timidezza e alterigia si svolge la panoramica di questo film per fotogrammi realizzato da Bertelli. Immancabili le immagini delle ferite inflitte: è ‘la guerra degli adulti spiegata ai bambini’, come recita una straziante didascalia, che rende tutto il significato dell’impossibilità di comunicare le ragioni di un conflitto ai più giovani, un significato, per loro insondabile, da dare alle mutilazione ed alla propria vita spezzata da questa sciagura”.


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