Speciale/ Il terremoto del 1980 visto con gli occhi di un adolescente di oggi

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Pasquale Manganiello – Il 23 novembre 1980 l’Irpinia fu scossa da uno dei terremoti più devastanti della storia sismica. Tantissime sono state le testimonianze raccolte in questi anni, racconti di chi ha vissuto il dolore di quella tragedia, la forza di rialzarsi durante la ricostruzione.

Ma come appare il sisma di 37 anni fa agli occhi di un adolescente del 2017, come vengono percepiti dai giovanissimi quei novanta secondi di autentico terrore che cambiarono le sorti di una intera popolazione? Lo abbiamo chiesto a Francesco Tino, 17 anni, studente del liceo classico Publio Virgilio Marone di Avellino.

In consulta giovanile da poco più di un mese, Francesco da alcuni giorni è stato eletto presidente. Ha come progetto e fine ultimo la collaborazione e la partecipazione attiva di tutti gli studenti all’interno della vita scolastica e al di fuori di essa.

Oggi ricorre un anniversario importante e sentitissimo in Irpinia. Qual è la tua percezione di quella tragedia?

“Il 23 novembre ricorre un anniversario importante perché in quel giorno la nostra Irpinia è stata colpita da un forte terremoto. Data la mia età mi ritrovo ad avere informazioni relative a quell’evento dai miei parenti: sono stati loro a parlarmi del dramma che hanno vissuto direttamente. La mia, quindi, non è una percezione diretta anche se in città è ancora possibile osservare qualche segno di ciò che è stato distrutto. I recenti terremoti in Italia (pensiamo ad Amatrice e ad Ischia) cui i mass-media hanno dato risalto, mi hanno dato la misura, attraverso le immagini riportate, di quello che comporta un evento del genere in termini di distruzione e sofferenze.”

E’ un tema di cui hai mai parlato con i tuoi coetanei?

“In realtà, non è questo un tema che viene affrontato spesso dai ragazzi, se non in riferimento a quanto, per esempio, accade in altre zone dell’Italia e del mondo.”

Magari accade che ne parliate in classe…

“Purtroppo quello che viene trascurato dal sistema scolastico è trattare temi, eventi e tratti di storia che hanno riguardato il posto in cui viviamo. Il compito di noi studenti è quello di sollecitare un approfondimento a riguardo e il Forum dei Giovani è tra quelle realtà che ci può sostenere in tale richiesta, come ha già fatto nel passato.”

Cosa ti hanno raccontato i tuoi parenti?

“In famiglia mi hanno raccontato spesso di quello che tale esperienza ha significato: morti, sofferenze, disagi. Un evento del genere ti segna per la vita e l’ho capito dal loro modo di parlarmene.”

Sono passati tanti anni, ben 37, ma in Irpinia rimangono problemi relativi agli edifici che non sono antisismici. Emblematico, in tal senso, l’esempio del Liceo Mancini. Che idea ti sei fatto?

“Che in Irpinia la maggioranza degli edifici non sia antisismica è un dato di fatto. Lo vediamo con il Mancini, che è alla ricerca di una sede sicura, e lo abbiamo visto durante lo scorso anno con il De Luca e le altre scuole. L’idea che mi sono fatto è che sia necessario innanzitutto garantire che le strutture scolastiche siano a norma. Quindi, la proposta che farò come presidente della consulta è proprio quella di far effettuare sopralluoghi da parte di tecnici qualificati, per prevenire eventuali danni, e in base agli esiti, richiedere soluzioni agli enti che ne hanno competenza. Non si può costruire il proprio futuro su un presente precario.”

A chi dà la colpa la vostra generazione rispetto a queste situazioni spiacevoli, nonostante gli echi dolorosi del passato?

“La nostra generazione dà le colpe di questa situazione, così come di altre situazioni quali il malfunzionamento del sistema scolastico e la disoccupazione, principalmente alle Istituzioni. In diversi Paesi del mondo, i terremoti non causano tanti morti e distruzione, perché i governi hanno investito forti somme nel realizzare edifici sicuri. In Italia, anche un piccolo terremoto, come accaduto ad Ischia, può causare morti e crolli importanti, facendo emergere casi di mera speculazione edilizia. In Irpinia è mancata una politica di ricostruzione responsabile e avveduta di tutta la realtà urbanistica, perché alla fine pur essendovi fondi utili, questi sono stati impiegati in riprovevoli speculazioni. Dal racconto delle generazioni che hanno vissuto il terremoto viene fuori l’immagine di una città che non è più quella di prima del 1980 ma una realtà che purtroppo porta ancora i segni di una mancata responsabilità da parte delle Istituzioni.”

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