SPECIALE UN ANNO DI AVELLINO CALCIO/ D’Agostino la garanzia contro crisi e Covid

SPECIALE UN ANNO DI AVELLINO CALCIO/ D’Agostino la garanzia contro crisi e Covid

30 Dicembre 2020

di Claudio De Vito. L’uomo copertina del 2020 dell’Avellino è stato senza dubbio Angelo Antonio D’Agostino, capace con un colpo di coda di togliere le castagne dal fuoco ad una piazza esasperata da continue burrasche societarie. Provvidenziale il salvataggio messo in atto dall’imprenditore di Montefalcione, soprattutto in virtù della pandemia da Covid che avrebbe paralizzato qualsiasi tipo di avvicendamento alla guida di un club diversamente destinato a morire sommerso da diatribe e contenziosi in un imbarazzante contesto di malagestione.

Si salvi chi può. L’Avellino si presenta sul mercato di riparazione forte del fresco passaggio alla nuova proprietà, ma ben presto i soci di maggioranza Luigi Izzo e Nicola Circelli – mai in rapporti personali né tantomeno professionali prima dell’esperienza irpina – arrivano ai ferri corti. Dal canto suo il tecnico Ezio Capuano indica la via per i calciatori da ingaggiare al duo Martone-Musa, nel tentativo di avere a disposizione un organico il più possibile a sua immagine e somiglianza. Su tutti, sbarcano in biancoverde il portiere Dini, i centrocampisti Garofalo e Izzillo, l’attaccante esterno Ferretti e per ovviare al crac di Charpentier si opta per il ritorno di Demiro Pozzebon. Per la prima vittoria del 2020 bisogna però attendere il 23 febbraio a Vibo Valentia contro il Rende: a decidere è proprio l’irpino doc di Lioni Vincenzo Garofalo. Il clima attorno alla squadra però è infernale. La Figc grazia a suon di proroghe sui termini finanziari la compagine IDC. Nicola Circelli viene contestato allo stadio e la sua auto viene danneggiata mentre lascia il Partenio dopo l’ennesima giornata campale. Luigi Izzo si trincera dietro una serie di comunicati. La spaccatura tra i soci diventa insanabile e nel mezzo c’è anche modo di veder tornare in sella Salvatore Di Somma, di nuovo ds dopo il benservito a Carlo Musa. Nonostante tutto però la Capuano band si isola dalla burrasca e tre giorni dopo il blitz calabrese concede il bis contro la Paganese, superata di misura grazie al guizzo in tuffo di Albadoro senza il supporto della Curva Sud in contestazione con una società sempre più allo sbando.

L’Angelo D’Agostino. E’ l’ultima partita giocata nel caos oramai agli sgoccioli. Nella notte tra il 28 e il 29 febbraio infatti Angelo D’Agostino nella sua Montefalcione assesta la spallata per rilevare l’Unione Sportiva 1912. E’ una nuova alba, un’autentica liberazione per i colori biancoverdi bistrattati da mesi, da quando i guai Sidigas avevano addirittura rischiato di mettere in pericolo l’iscrizione del club al campionato. Il Gruppo D’Agostino diventa proprietario dell’Avellino con un’operazione lampo dal sapore di rinascita. Una percentuale minima viene lasciata nelle mani della Innovation Football. L’esordio a Bari è sfortunato: al San Nicola arriva una sconfitta per 2-1 ma prima di scendere in campo il neo patron va a caricare la squadra infondendole fiducia e serenità. Con la Ternana l’occasione per il riscatto che giunge puntuale ma senza tifosi per l’avanzare dell’epidemia, che costringe il Governo a chiudere gli stadi nel weekend dell’8 marzo. 2-0 alle fere: è festa soltanto a metà.

Semaforo rosso. Il campionato va in letargo a data da destinarsi. Il Covid congela tutte le attività e le iniziative della nuova proprietà. La stagione regolare va in archivio senza la disputa delle ultime 8 giornate con i lupi che chiudono il torneo a quota 40 punti al decimo posto. Ciò significa playoff la cui formula subisce una significativa alterazione a causa delle numerose rinunce in tutti i tre gironi. L’emergenza sanitaria ha cambiato tutti i settori dell’economia, compreso quello dello sport. Sostenere cicli su cicli di tamponi per scendere in campo anche solo per allenarsi viene ritenuto troppo costoso ed inopportuno da alcuni club, che preferiscono già pensare alla stagione successiva. Non è il caso dell’Avellino che decide di prendere parte alla lotteria l’1 luglio a Terni. La formazione di Capuano giunge all’appuntamento tra mille incognite e malumori dettati dagli anomali rinnovi contrattuali imposti dal lockdown: è 0-0 senza sussulti, vanno avanti gli umbri.

Piazza pulita. Neanche una settimana dopo Ezio Capuano viene sollevato dall’incarico. Una decisione in realtà nell’aria già dall’avvento della famiglia D’Agostino e che soltanto il Covid ha rinviato. Resta invece dietro la scrivania di direttore sportivo Di Somma, che individua in Piero Braglia il successore in panchina la settimana successiva. E’ metà luglio. C’è tutto il tempo per fare mercato e ricostruire una rosa da zero in virtù dei prestiti e degli annuali stipulati sotto la gestione Sidigas l’anno prima. Si riparte da Laezza e Marco Silvestri, unici due superstiti della precedente annata. Tra i primi volti nuovi nel ritiro di Sturno dopo Ferragosto si segnalano i vari Rocchi, Forte, Miceli,Ciancio e Bernardotto, quest’ultimo incubo con la maglia del Lanusei nell’anno di Serie D. Si procede a rilento nell’allestimento dell’organico e poi a fine ritiro ci si mette anche il Covid a paralizzare le operazioni di campo con tre casi di positività. Il virus fa irruzione per la prima volta nel gruppo squadra biancoverde tra ansie e dubbi, quest’ultimo già forti alla luce della mancanza di diverse pedine nella rosa. Gli ingaggi di De Francesco, Maniero, Aloi e Santaniello sbloccano lo stallo di un mercato che si conclude con il botto Fella a Milano.

Campo minato. E’ la Coppa Italia a tenere a battesimo le ambizioni biancoverdi. Il Renate si impone 2-1 facendo scattare il primo campanello d’allarme. Il campionato però è tutt’altra storia con la partenza sprint contraddistinta dagli exploit di Viterbo e Palermo. A seguire lo 0-0 interno con la Juve Stabia poi altro en plein con Foggia e Casertana fino alla chance di balzare in testa offerta dal derby con la Turris ma spazzata via in pieno recupero dal pari corallino. E’ il colpo che fa vacillare certezze e continuità della squadra di Braglia, costretta al k.o. in casa dal Catanzaro nonostante un eurogol di Fella e al pari dalla Paganese con numerose assenze. Alcune di queste sono dettate dal Covid tornato a far visita in maniera ancora più furiosa alla truppa biancoverde. Il virus impone lo stop per tre settimane: rinviate le gare con Monopoli, Bisceglie e Potenza. Si torna in campo decimati contro il Catania in ripresa, primi 90′ di un periodo di partite ogni tre giorni. Va male ai lupi scossi troppo tardi dalla prodezza di Maniero. Da questo momento in poi, fino all’ultimo fortunoso hurrà con la Vibonese, l’Avellino perderà di domenica e vincerà di mercoledì con una perfetta alternanza sconfitta-vittoria. Pesa come un macigno il 4-1 di Bari, ma il terzo posto al termine del 2020 autorizza a conservare speranze di rilancio ad alti livelli nel 2021.