Solofra – Polo conciario, Olivieri pungola l’amministrazione comunale

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Sembrava fino a qualche mese fa un polo conciario piagnucoloso, quello locale, stretto nella morsa di vari fattori di natura internazionale, di concorrenza sleale, di congiuntura, di un po’ di tutto. Fattori che costringevano gli operatori conciari a ricorrere, chi poteva ancora usufruirne, alla cassa integrazione o alla mobilità, anticamera del licenziamento, degli operai o addirittura a chiudere definitivamente i cancelli dell’opificio conciario. Tutto ciò creava di riflesso problemi di sopravvivenza alle famiglie tartassate dal pagamento delle varie tasse. Da qualche mese invece qualcosa si muove nel polo conciario solofrano, difatti ci sono delle aziende che lavorano a pieno ritmo e chi un po’ meno. “Vuol dire ciò che qualcosa si sta muovendo – spiega il segretario provinciale della Femca – Cisl, Antonio Olivieri – però bisogna capire se si tratta di una ripresa definitiva o di un fattore momentaneo dovuto alla moda stagionale”. Il sindacalista pone anche un problema da non sottovalutare e cioè quante risultano essere le imprese conciarie che lavorano per conto proprio e quanto quelle a conto terzi. “Per capire – dice Olivieri – se i terzisti locali lavorano su richiesta del napoletano o di altri poli conciari, cioè pelli che non possono lavorare nei loro posti, perché se risultasse così significherebbe per il polo solofrano povertà in quanto il lavoro sarà sottopagato e i lavoratori semmai a nero. Mi chiedo: potranno poi i nostri operatori conciari affrontare le contrattazioni e la questione ambientale? Darebbero solo vita ad una concorrenza sleale sul territorio rispecchiante la sottocultura con la relativa crisi di quelle aziende del polo conciario ancora sane”. A questo punto il segretario provinciale della Femca – Cisl chiede l’intervento del Consiglio Comunale che tratti prettamente la situazione del mondo lavorativo attuale e dell’emergenza sociale “perché – conclude – il quadro attuale vede alcuni imprenditori conciari in pieno disagio e altri che invece lavorano”.

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