Solofra, accusato di aver creato impresa “cartiera” per fatture false: assolto

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SOLOFRA- Cinquantanovenne imprenditore solofrano assolto dal giudice monocratico del Tribunale di Avellino dall’accusa di aver creato un’ impresa cartiera, che avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti.
La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per la presunta violazione dell’art. 8 del D.Lgs. 74/2000. Secondo l’Agenzia delle Entrate (che aveva fatto un controllo documentale nel 2023), la ditta individuale di Solofra operante nel settore delle pelli era considerata una sorta di “società cartiera” fantasma, perché priva di un opificio, dipendenti o utenze industriali. Di conseguenza, l’accusa contestava l’emissione, per l’anno d’imposta 2018, di fatture considerate inesistenti a favore di diverse società clienti per un totale di circa 336.000 euro (più circa 74.000 euro di IVA), ipotizzando una frode per favorire l’evasione di terzi. Nel corso dell’istruttoria, la difesa, rappresentata dal penalista Matteo Raffaele Fimiani, ha insistito molto sulle “lacune investigative” , come ha ricordato nella sua requisitoria e “sull’incompletezza dell’accertamento compiuto dagli uffici finanziari”. La difesa ha fatto emergere , infatti, che l’indagine si era basata esclusivamente sui dati estratti in via informatica dallo “Spesometro”, “senza che fossero mai stati effettuati controlli incrociati presso le aziende clienti, accessi fisici mirati da parte dei funzionari verbalizzanti nel 2018, né tantomeno accertamenti bancari o finanziari volti a verificare l’effettivo flusso di denaro e l’esistenza di bonifici relativi alle transazioni contestate. Inoltre, ha evidenziato l’errore metodologico dell’accusa nell’inquadrare l’attività dell’imprenditore : l’assenza di un opificio o di macchinari pesanti non era indice di inoperosità della ditta, bensì perfettamente compatibile con la reale natura commerciale dell’impresa, operante non come azienda manifatturiera in senso stretto ma nell’ambito dell’intermediazione commerciale e del raccordo tra fornitori e clienti”. L’obiettivo, quello di provare che il quadro indiziario non possedesse i requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dalla legge. Evidentemente una tesi che ha convinto il giudice monocratico, visto l’esito del processo. Le motivazioni saranno note tra novanta giorni.