Sisma 1980 – Prc: “La ricostruzione? La vera occasione mancata”

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Avellino – A margine del 29° anniversario dalla tragedia che colpì la nostra provincia il 23 novembre 1980, Giuseppe Quaresima esponente di Rifondazione Comunista, interviene sottolineando come la ricostruzione infinita sia stata l’occasione ‘mancata’ per la provincia. “L’entità devastante del sisma dell’80 ha segnato senza dubbio uno degli avvenimenti più tragici del Meridione d’Italia del secolo scorso. Il dato fu straziante: 2700 morti, paesi interi distrutti, decine di migliaia di sfollati e soprattutto il ricordo indelebile nella testa e nell’anima di un popolo intero. Non spettano a noi le valutazioni di cronaca e il ricordo di quanto accadde, ma è nostro dovere rimarcare l’aspetto sostanziale della vicenda: la ricostruzione, da intendere sia come percorso sia come risultato. L’esempio negativo in assoluto, come sanno bene anche gli abruzzesi che sin dalle prime ore del dopo terremoto hanno implorato lo stato di ‘non fare come in Irpinia’. Sull’argomento fondi pubblici buttati al vento – continua Quaresima – ci sono stati servizi giornalistici, sono stati scritti libri, girati e proiettati documentari e film. Nonostante le cifre, l’evidenza empirica e la rilevanza degli episodi (potremmo citare officine navali a 100 km dal mare, decine di imprese sovvenzionate mai aperte, ecc) lascino pochi dubbi, la magistratura poco o niente ha avuto su cui indagare e ridire. Ciò che è chiaro a tutti è che il processo di ricostruzione non ha portato sviluppo, non ha risolto ma ha aggravato i problemi strutturali dell’Irpinia. La città di Avellino è l’esempio evidente di uno sviluppo casuale, di un’urbanistica anarchica, del trionfo dei palazzinari, che non a caso dopo 29 anni ancora fanno incetta di voti. La ricostruzione, soprattutto per l’entità economica, è stata un’occasione di rilancio completamente disattesa. Non è eccesso di cinismo, ma sereno realismo: basta fare un giro in Friuli per rendersene conto. Crediamo, tuttavia, che non sia stato semplicemente un problema di corruzione e malgoverno, ma proprio una totale incapacità politica e di programmazione economica, l’aver nella sostanza prediletto il momentaneo e il contingente rispetto a necessari interventi sul lungo periodo. Un’incapacità che continua nel capoluogo soprattutto con questa amministrazione comunale che continua a prediligere le pseudo grandi opere che oltre a dimostrarsi estremamente dannose e difficili da realizzare, rievocano la vecchia e inadeguata politica della cementificazione. Dopo 29 anni ancora oggi in Irpinia ed ad Avellino la ricostruzione continua all’infinito mentre l’emorragia di giovani prosegue inarrestabile, le risorse stanno ormai per finire e gli avellinesi stanno lì sornioni a ricordare il bagno al Fenestrelle e soprattutto una città che, a modo suo, in passato ha avuto un’anima”.

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