Si finge operatore di Poste e svuota il conto di una donna: condannato, processo da rifare

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Tribunale

AVELLINO- Si era finto un operatore di Poste Italiane svuotando il conto di una donna di Savona caduta nella sua trappola. Condannato in primo grado ad un anno e due mesi di reclusione per truffa aggravata dal Tribunale di Savona, in Appello ottiene non un semplice annullamento della condanna di primo grado ma la restituzione degli atti alla Procura, perché il suo difensore, il penalista Fabio Tulimiero, vede accolta dai giudici della Corte di Appello di Genova l’eccezione di competenza territoriale. Tutto da rifare, il reato è stato commesso ad Avellino, dove il bonifico era stato accreditato. E’ la sintesi di quanto avvenuto nei confronti di un cinquantottenne di Contrada, attualmente detenuto per altro. Nei suoi confronti la Procura di Avellino, dopo la trasmissione degli atti da parte dei magistrati di Savona, ha firmato un avviso di conclusione delle indagini preliminari e si prepara a chiedere il processo bis, dopo quello vanificato dalla eccezione di competenza territoriale avanzato dalla difesa (sia nella fase preliminare, sia in primo grado e poi in Appello).
LA VICENDA
I fatti per cui ora procede la Procura di Avellino risalgono al febbraio del 2023, quando il 58enne indagato, aveva simulato un messaggio da parte di Poste Italiane che veniva inviato sul telefono della vittima. Un messaggio in cui aveva paventato un accesso anomalo da bloccare. Al messaggio era seguita la chiamata da parte del finto operatore, in realtà il truffatore, che aveva convinto la donna che, per disconoscere l’ operazione, avrebbe dovuto cliccare su di un link,
fornendo i propri dati personali. Il sedicente operatore di Poste Italiane, l’aveva poi persuasa che, per mettere in sicurezza i soldi presenti sulla propria carta bancoposta, avrebbe dovuto effettuare un’ operazione di bonifico
importo uguale alla somma che era detenuta sul conto. Così la vittima si era vista alleggerire il conto di 9,300,00 euro. Questa la somma accreditata sul conto del truffatore. Per questo motivo gli viene anche contestata l’aggravante della “minorata difesa” per aver approfittato di circostanze di tempo e di luogo tali da
ostacolare la privata difesa, avendo commesso il fatto a mezzo contatti telematici e a distanza che non hanno permesso di controllare l’identità e la serictà dell’interlocutore.