Sentenza Isochimica, depositate le motivazioni

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AVELLINO – Depositate le motivazioni della storica sentenza emessa dal Tribunale di Avellino per l’ex Isochimica. L’ufficialità e la conclusione di una mole notevole di avvisi di deposito delle motivazioni sarà definita molto probabilmente nelle prossime ore ma dopo 270 giorni e due proroghe, i magistrati del Tribunale collegiale di Avellino presieduto da Sonia Matarazzo e composto dai giudici Gennaro Lezzi e Pierpaolo Calabrese hanno definito e depositato le motivazioni della sentenza relativa al disastro dell’ex Isochimica di Borgo Ferrovia. Si tratta di un lungo lavoro, quello che ha visto impegnato doppiamente il collegio presieduto dal giudice Matarazzo (del resto sia in fase istruttoria che successivamente, oltre al lavoro per uno dei processi più importanti degli ultimi trent’anni, i tre magistrati hanno dovuto continuare anche tutte le istruttorie collegiali e monocratiche di loro riferimento). Un conto alla rovescia anche per comprendere come si è giunti al verdetto del 28 gennaio scorso e per comprendere se le parti, non solo gli imputati condannati ma la stessa Procura di Avellino, nei termini di legge proporranno impugnazione alla sentenza dei magistrati del Tribunale della città capoluogo. Ora si attende solo l’ufficialità del deposito e in particolare la motivazione di una sentenza attesa nel capoluogo da almeno 36 anni.

LA SENTENZA

Il 28 gennaio scorso erano state inflitte quattro condanne a 10 anni di reclusione, 23 assoluzioni, 50 mila euro di risarcimento a ciascuna delle famiglie delle vittime. Questa, in sintesi, la sentenza di primo grado del processo Isochimica, pronunciata dalla giudice Sonia Matarazzo al termine di una camera di consiglio durata 5 ore. La sentenza è stata letta a Napoli, nella aula bunker di Poggioreale, dove si è svolto il processo. Ex operai, parenti delle vittime, hanno invece atteso l’esito davanti ai cancelli di quel che resta della fabbrica di Borgo Ferrovia. Giudicati colpevoli di disastro ambientale e omicidio colposo plurimo – più una serie di violazioni sulle norme di tutela ambientale e sicurezza – due funzionari di Ferrovie dello Stato, Aldo Serio e Giovanni Notarangelo, e due ex dirigenti dell’Isochimica, Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca. Assolti invece con formula piena, perché il fatto non sussiste, tutti gli altri imputati, che erano stati accusati, a vario titolo, di disastro ambientale, omessa bonifica e omissioni in atti d’ufficio, ovvero l’ex sindaco di Avellino Giuseppe Galasso e tutta la sua giunta di allora, composta da Antonio Rotondi, Sergio Barile, Giancarlo Giordano, Ivo Capone, Toni Iermano, Donato Pennetta, Luca Iandolo e Raffaele Pericolo; i dirigenti del comune di Avellino Luigi Cicalese e Francesco Tizzani; gli imprenditori delle ditte a cui erano state commissionate le prime operazioni di bonifica, Francesco Barbieri, Biagio De Lisa, Giovanni D’Ambrosio, Giovanni Rosti, Francesco De Filippo; i funzionari Asl Michele De Piano e Luigi Borea, il curatore fallimentare della fabbrica Leonida Gabrieli, il responsabile del procedimento di bonifica Giuseppe Blasi e l’ex sindaco di Avellino Paolo Foti. Quest’ultimo si era trovato, appena insediato con la grana della messa in sicurezza dell’impianto e per un periodo tra il 2013 ed il 2014 era finito coinvolto nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Avellino sulla mancata adozione di provvedimenti per la messa in sicurezza dell’area di Isochimica.