Scoperta in Sicilia una chiesa dedicata al martire di Trevico

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Trevico – Il Capo Chierichetto della Parrocchia di Trevico, Antonio Bianco, ha fatto una scoperta: un’antica chiesa bizantina dedicata a S. Euplio, martire di Trevico, situata a Capo Milazzo (Me). Nella cittadina siciliana e precisamente all’altezza della chiesa di Maria S.S. Addolorata, sulla strada che porta a Capo Milazzo, esiste un bivio, ed imboccando la strada di destra, la Via Bevaceto, dopo 20 metri, sempre a destra, esiste una viuzza detta “di S. Opolo”. Il viandante, prima di giungere qui, ha già superato la bella villa Elvira della famiglia dei Bonaccorso, che merita sicuramente di essere visitata per il parco centenario, singolare e ben curato, che essa ospita. Ma ecco che, lasciando le ultime case della stradina, un percorso immerso nel verde degli ulivi e della ultima vegetazione antica si apre all’occhio estasiato del viaggiatore: antichi uliveti, a tratti interrotti da cespugli di ginestra in fiore e pale di opuntia si inerpicano fino ad uno discesa scoscesa, con sullo sfondo il mar di levante coi suoi anfratti e la ” ‘rutta ‘i l’oru”. Giù in fondo ad una scalinata ricoperta di muschio, espressione altissima della salute della natura del posto, all’improvviso appare la Fonte di S. Opolo, che prende il nome dalla Chiesa di epoca bizantina esistente nelle sue vicinanze, dedicata al culto di Sant’Euplio Martire, Diacono Catanese, chiesa purtroppo andata perduta nel secolo XVII, di cui lo storico Perdichizzi scriveva che era molto frequentata, per la devozione al santo e per la delizia del posto, essendo in un seno tra due promontori, con una fonte di acqua limpidissima che conserva il nome del Santo, dove il pellegrino soleva dissetarsi. Non occorre camminare molto: la metà della fonte, nascosta tra l’amena vegetazione, si rileva per la presenza di uno slargo, dove sono visibili due incavature nel terreno, a mò di piccole vasche, e due lavatoi, di cui uno di più recente fattura ed un altro molto antico. Per arrivare giù alla fonte, esiste una scalinata in pietra antica con quattordici gradini, circondata da mura alte tre metri. Qui il silenzio che regna sovrano, è a tratti interrotto dal cinguettio delle rondini e del fischio dei merli, oltre che dallo scrosciare continuo dell’acqua limpida dalla cannula. Al di sopra della fonte esiste un pozzo, ulteriore punto di prelievo; la gente del luogo ne usufruiva per integrare le scorte di acqua delle cisterne, raccolte dai tetti nelle giornate di pioggia, così come avevano appreso dagli Arabi venuti a Milazzo nel ‘900. Il ragazzo ha spiegato di essere “orgoglioso di questa mia scoperta sull’antica chiesa di S. Euplio nostro Patrono. A settembre ci sarà la presentazione del mio libro su S. Euplio e verranno rese note tante scoperte tra cui la preziosa relazione delle Reliquie del Santo”.

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