Scomparsa del prof. Giuliano Minichiello, il ricordo dello storico dell’arte Alberto Iandoli

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“Mi giunge la triste notizia della scomparsa del prof. Giuliano Minichiello. A comunicarlo, per volontà del professore Giuliano, è la sua famiglia a distanza di tre giorni dall’effettiva sua dipartita. E la cosa, intendo dire la modalità in differita con cui il professore ha voluto che si sapesse della sua scomparsa, non mi stupisce affatto ! il prof. Giuliano Minichiello infatti, oltre ad essere lo studioso che tutti noi conosciamo, e che in tanti apprezziamo, è stato anche, anzi, direi soprattutto, un uomo buono e mite, e soprattutto tutt’altro che avvezzo a tutto ciò che appartiene alla sfera per così dire dell’apparire. – Esordisce così nel suo ricordo del prof. Minichiello lo Storico dell’Arte Alberto Iandoli, Curatore e Conservatore del Museo Civico di Avellino – La mia conoscenza del professore – ha proseguito Alberto Iandoli – risale alla prima metà degli anni ’90. In quel periodo io ero rappresentante degli studenti dell’Istituto d’Arte di Avellino, e il prof. Giuliano era Assessore alla Cultura nella Giunta del prof. Angerlo Romano. Ebbene, in prossimità di un Natale in cui noi studenti, autorizzati dal preside Mario Guarini, decidemmo di organizzare una festa d’Istituto, ci vedemmo improvvisamente revocata l’autorizzazione concessa, a causa di una richiesta da parte del Comune di Avellino della nostra Aula Magna d’Istituto per delle attività dell’Amministrazione Comunale. Ciò mandò su tutte le furie noi ragazzi, che non ci perdemmo d’animo però, chiedemmo ed ottenemmo infatti un incontro con l’allora Sindaco Angelo Romano. La mattina però in cui era stato fissato l’appuntamento a Palazzo di Città, presso cui mi recai in qualità di rappresentante d’istituto degli studenti, il Sindaco Romano non era disponibile a ricevermi perché impegnato in un altro imprevisto ed improcrastinabile impegno, così mi fu detto. A ricevermi però fu un suo assessore, il prof. Giulianio Minichiello, che non solo si pose nei miei confronti, sin da subito, con fare paterno, chiedendomi di quelli che erano i miei interessi, ma dopo aver raccolto le mie rimostranze, motivo di quell’incontro, mi promise di occuparsene. Ed infatti un positivo riscontro non tardò a giungere. L’indomani mattina fui chiamato dal preside della mia scuola, il compianto Mario Guarini, che mi informò che il Comune aveva cambiato idea, e che quindi la nostra Aula Magna era nuovamente disponibile per la festa di Natale. In verità in quell’incontro a Palazzo di Città quella mattina con il prof. Minichiello – ha proseguito Iandoli – parlammo di tante cose, e ricordo che il professore mi chiese, tra l’altro, se conoscessi il Centro di Ricerca Guido Dorso. Io gli risposi che sapevo essere una piccola biblioteca dedicata ad un illustre avellinese. Lui allora con quel suo sorriso che non sapeva di rimprovero, e neanche di sberleffo, ma più di paterna tenerezza anche davanti alla mia affermazione decisamente riduttiva di una delle eccellenze della mia città, mi riferisco al Centro Dorso, invece di riprendermi, tessendo magari le lodi sulla prestigiosa istituzione culturale cittadina, molto più semplicemente, ma direi pure, democraticamente, e senza influenzare il mio giudizio,   mi disse di andare a visitare quella che avevo definito “piccola biblioteca”, e di invitare i miei compagni di scuola a fare lo stesso. E così feci. Da allora, e grazie al prof. Minichiello, iniziai ad essere un assiduo frequentatore del Centro Dorso, cominciai a seguire le sue attività e mi accostai, da adolescente, a ciò che era stato, e ancora era e rappresentava il Meridionalismo, oltre ad approfondire la conoscenza della storia locale, che con l’arte già allora, grazie a mio padre, era tra i miei interessi.

Alcuni anni dopo – ha proseguito Alberto Iandoli – nel frattempo avevo completato i miei studi ad Avellino e quelli Universitari a Napoli, iniziai a lavorare a Palazzo di Città presso gli Uffici dell’Assessorato alla Cultura, ed incontrai nuovamente il prof. Minichiello, nominato dal Sindaco Galasso, Assessore alla Cultura. Quello per me, da un punto di vista personale  non era un bel periodo, anzi, volendola dire tutta, era uno dei peggiori della mia vita, ad oggi. In quell’anno infatti, era il 2007, un brutto male si portò via mio padre. Ricordo in quella triste circostanza la vicinanza, tra i tanti, del prof. Giuliano, il quale la mattina che ripresi a lavorare a Palazzo di Città mi fece trovare sulla mia scrivania il suo ultimo libro, dato alle stampe proprio quell’anno, dal titolo “La vita a termine – il pensiero del conflitto tra logica e tempo” edito da Marsilio, con una sua bella dedica. Il libro – ha proseguito Alberto Iandoli – aveva come tema la vita e ciò che è il suo opposto, ovvero la morte. La lettura di quel saggio, in quel momento buio della mia vita fu per me illuminante e contribuì a darmi la forza di andare avanti, nonostante la grave perdita. Iniziò per me infatti un periodo di intenso lavoro a Palazzo di Città – ha proseguito Alberto Iandoli – proposi infatti al mio Assessore Giuliano Minichiello, che accolse in verità con entusiasmo, tutta una serie di iniziative ed attività, tra cui mi piace ricordare la mostra omaggio a Vincenzo Cannaviello “il professore di Avellino”, che allestimmo presso l’antica chiesa della SS. Trinità, il recupero del presepe del ‘700 della chiesa di San Francesco Saverio, appartenuto alla famiglia Greco,  a cui dedicai anche un mio saggio, edito dal Comune di Avellino. E ancora – ha proseguito Alberto Iandoli – il recupero, sempre presso la chiesa di San Francesco Saverio, delle preziose tele del Settecento di Fedele Fischetti, Saverio Persico ed altri buoni pittori del ‘700 meridionale, provenienti dall’antico Convento Francescano di Piazza Libertà, demolito alla fine degli anni ’30, che con il prof. Giuliano decidemmo di collocare in uno spazio in esposizione permanente, unitamente al presepe del ‘700 appartenuto alla famiglia Greco,  nella disponibilità della Rettoria di San Francesco Saverio, e ancora – ha proseguito Alberto Iandoli – organizzammo una bella mostra omaggio presso il Teatro “Carlo Gesualdo”, grazie alla disponibilità dell’allora Presidente del Massimo Cittadino, la dottoressa Maria Grazia Cataldi,  dedicata all’attività di vignettista e caricaturista di un vulcanico personaggio del ‘900 nostro, mi riferisco al prof. Pippo de Jorio a cui sempre su incoraggiamento del professore Minichiello, decisi di dedicare un mio saggio, anche in questo caso edito dal Comune di Avellino.

Poi l’esperienza assessorale del prof. Minichiello finì, ma con essa non l’instaurato rapporto umano. Quando potevo lo sentivo sempre con piacere, e la sua domanda ogni volta era sempre la stessa : “Che stai preparando ?” Credo che quello fosse il suo modo per dimostrarmi, bontà sua, la sua stima, e al tempo stesso l’esortazione di un Maestro ad un “discepolo”  a fare, e fare sempre !

Ricordo il suo entusiasmo nell’apprendere la notizia dell’apertura del Museo Civico, e la sua gradita visita a Villa Amendola, in cui anche se già fortemente provato dalla malattia, volle “avidamente” visitare l’intero percorso espositivo, desideroso di vedere ciò che quello studente conosciuto tanti anni prima a Palazzo di Città, che poi anni dopo aveva ritrovato, sempre a Palazzo di Città, e che era stato un suo collaboratore, cosa avesse combinato !

Ciò che mi disse in quella occasione, lo serbo per me, così come ciò che mi scrisse sul frontespizio del suo saggio “La vita a termine”, all’indomani della morte di mio padre. Posso solo dire, in entrambi i casi, come per tutto il resto – ha concluso Alberto Iandoli – GRAZIE Professore Giuliano ! “