Sanità – Frullone: “Principi giusti ma male applicati per l’Irpinia”

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Bisaccia – Sale ai massimi livelli la preoccupazione per le sorti dell’ospedale di Bisaccia, la sede ospedaliera irpina per cui è stata prevista la chiusura dal piano Ospedali approvato da Stefano Caldoro. Domani mattina, infatti, molti sindaci irpini capeggiati da Salvatore Frullone, primo cittadino di Bisaccia, saranno in Regione, a Napoli, per aver chiarezza e per chiedere conferma riguardo le rassicurazioni ricevute nel corso degli incontri precedenti a sabato (giorno in cui c’è stata la presentazione, da parte della Giunta Caldoro, del nuovo Piano Ospedaliero).

Secondo la nuova riorganizzazione di Caldoro, infatti, la struttura bisaccese è destinata a non fungere più da vero e proprio ospedale, ma ad essere una SPS – Struttura Polifunzionale per la Salute – le cui funzioni verranno di seguito stabilite, nel dettaglio, nel piano attuativo aziendale.

La richiesta che domani verrà fatta dai vari sindaci ed in particolare dal sindaco di Bisaccia, è quella, invece, di conservare, almeno per i casi patologici di primo livello, gli aspetti della struttura ospedaliera. “Almeno la Degenza e il Pronto Soccorso – dice Frullone – necessarie per le patologie di primo soccorso e per eventuali ricoveri. Se poi, con le dovute visite da parte dei medici, la singola situazione dovesse essere più grave del previsto, allora ci sarebbe il trasporto altrove. Chiediamo in sostanza di non lasciar Bisaccia e tutta l’alta irpinia senza punti di riferimento ospedalieri e chiediamo alle istituzioni – aggiunge Frullone – di non tradirci e di mantenere le promesse di cui si è discusso in passato”.

In effetti, negli incontri precedenti a sabato, giorno dell’ufficialità del nuovo programma regionale sanitario, tra vertici provinciali – rappresentati nei vari incontri, tra i tanti, dallo stesso Frullone e da Salvatore Alaia (Sindaco di Sperone), oltre che dal Presidente Cosimo Sibilia – ed i vertici Regionali – con Giuseppe De Mita,Vice Presidente della Giunta Regionale e Michele Schiano di Visconti, Presidente della Quinta Commissione in primis – si era arrivati ad un accordo, seppur orale, tra le parti: sostanzialmente, era stato garantito ai rappresentanti irpini che si sarebbe andati incontro alle loro richieste, modificando il programma che, invece, vede tutt’ora la soppressione della struttura ospedaliera di Bisaccia e la sua riconversione a struttura polifunzionale per la salute.

“Spero – aggiunge Frullone – che De Mita e Schiano mantengano gli impegni presi. Sarebbe assurdo attuare ciò che oggi prevede il programma Caldoriano. Dopo la chiusura dell’ospedale di Sant’Angelo, non avere neanche la struttura sanitaria di Bisaccia come punto di riferimento per le urgenze, è come se, per chi abita ad Avellino, per due punti o per una semplice radiografia normale dovesse arrivare a Napoli. Non dico che i principi del programma sono errati; dico solo che è l’applicazione di questi principi, ripeto giusti, che non condivido. E’ un’assurdità lasciare l’alta irpinia senza strutture ospedaliere di riferimento. Nessuno pretende l’ospedale sotto casa, ma neanche è giusto non averne proprio per una zona così ampia che conta oltre 500mila abitanti. E spero vivamente che si mantengano le promesse fatte negli ultimi incontri. Domani saremo lì proprio per verificare se queste promesse verranno mantenute e se saranno applicate delle correzioni sul programma. Se ciò non dovesse avvenire, oltre ad essere un’ingiustizia, rappresenterebbe anche la sconfitta di tutta la classe politica provinciale e non solo dell’alta irpinia”.

Non è deluso e arrabbiato solo Frullone, però, visto che a Bisaccia continua la singolare protesta che la gran parte dei cittadini sta portando avanti da un po’ di tempo a questa parte: un vero e proprio referendum, con relativa raccolta firme, per chiedere il distacco dalla Regione Campania e l’annessione alla Basilicata: “Una vera e propria provocazione – commenta lo stesso Frullone – che vuol rappresentare la nostra volontà di allontanamento da Napoli e dalla politica del napolicentrismo. E’ una scelta ponderata che portiamo avanti, aspettando le decisioni per la questione ospedaliera”.

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