S. Martino, agguato al boss Clemente, chiusa l’indagine: non atto mafioso

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Tentato omicidio aggravato dalla premeditazione ma senza metodo mafioso. Anche il ferimento del boss Fiore Clemente e di un suo nipote avvenuto l’undici febbraio scorso davanti ad un supermercato di San Martino Valle Caudina passa dalla competenza della Direzione Distrettuale Antimafia alla Procura di Avellino.

Le indagini di Dda e Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino evidentemente non hanno portato ad inquadrare quanto avvenuto in pieno giorno nel centro del paese caudino in un contesto di criminalità organizzata. Così qualche giorno fa al trentaseienne autore del raid, Salvatore Di Matola, difeso dall’avvocato Alessio Ruoppo, e’ stato notificato in carcere l’ avviso di chiusura delle indagini preliminari firmato dal pm della Procura di Avellino Fabio Massimo Del Mauro. Ai magistrati di Piazza D’armi il compito dunque di istruire il processo nei confronti di Di Matola, che braccato dai Carabinieri, aveva deciso di consegnarsi al comandante della stazione dell’Arma poche ore dopo l’attentato al boss, nei pressi della Stazione Ferroviaria di Napoli, dove i militari dell’Arma gli avevano stretto le manette ai polsi.

Sulla vicenda era stato organizzato anche un Comitato alla presenza dei vertici della Procura Antimafia (l’ attuale procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo all’ epoca alla guida della Procura di Napoli e l’ attuale procuratore facente funzioni Rosa Volpe, aggiunto che coordinava le indagini sulla provincia di Avellino).Le conclusioni a cui sono giunte le indagini, coordinate dal pm Francesco Raffaele, non hanno portato a contestare aggravanti mafiose.