Atripalda, nei guai per un’intercettazione: assolto dall’accusa di armi

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L’ultimo capitolo della vicenda legata alla morte di Michele Luigi Naccarelli lo hanno scritto con una sentenza di assoluzione piena i giudici del Tribunale Collegiale di Avellino nella giornata di mercoledì. Il processo ad un suo congiunto però non riguardava il caso dell’uomo trovato privo di vita nella sua abitazione di Contrada Pettirossi ad Atripalda nell’aprile del 2020, bensì una vicenda giudiziaria nata dalle indagini dei Carabinieri su quell’episodio, le intercettazioni attivate dopo che si era temuto che il decesso di Naccarelli fosse stato causato da una ferita etero inferta (circostanza smentita dalla superperizia Saliva nel 2021 con la definitiva archiviazione del caso).

Nell’ agosto del 2020 viene captata una telefonata tra i suoi familiari, che in relazione ad un loro congiunto deceduto qualche anno prima e dopo il decesso della moglie, fanno riferimento alla possibile detenzione di armi da parte dello stesso in quanto appassionato di caccia. Una circostanza che si rivela vera dopo la perquisizione da parte dei Carabinieri all’interno dell’abitazione di Borgo Ferrovia.

Nei guai finiscono in quattro. Tutti accusati della detenzione abusiva di una doppietta e di un revolver. Per tre di loro arriva il proscioglimento pieno già in sede di udienza preliminare. A giudizio finisce un altro parente, che in quanto detentore delle chiavi dell’appartamento aveva una posizione da vagliare in sede dibattimentale. Quella per cui la Procura aveva invocato nei suoi confronti una condanna ad otto mesi di reclusione.

La difesa, rappresentata dal penalista Alfonso Maria Chieffo e’ riuscita invece a dimostrare che non ci fosse consapevolezza della presenza di armi in quella abitazione. Da qui il verdetto di assoluzione piena nei confronti dell’uomo e la fine di tutti i procedimenti collegati alla morte di Naccarelli.