Da “Il Biancoverde” numero 7.
Pronto a sfidare Matteo Renzi per la premiership, l’on. Gianfranco Rotondi è sotto l’occhio del ciclone delle cronache nazionale. Per questo, la rubrica de “Il Biancoverde”, dedicata ai volti noti della politica avellinese, non poteva sottrarsi dall’indagare sulla vita sportiva del personaggio del momento.
L’ex ministro dell’Attuazione al Programma, irpino di nascita, lombardo d’azione, per lo meno politica, ci svela la sua relazione con lo sport, tra gli anni dell’Avellino in serie A e la sua ascesa politica.
Qual è il ruolo dello sport nella vita dell’on. Gianfranco Rotondi? Le piace praticare qualche attività quando gli impegni glielo consentono?
“L’attività sportiva è importante nella vita di ognuno. Gli impegni politici e professionali purtroppo non mi consentono di praticare alcuno sport anche se cerco di tenermi in forma camminando molto”.
Segue gli eventi sportivi della sua città?
“Come non potrei! L’Avellino in serie B è un motivo di orgoglio. L’inizio del campionato è promettente. Buono il pareggio con il Varese, squadra ben organizzata: è un punto importante anche se il rigore poteva regalarci la vittoria. Ma va bene così. Poi c’è la Scandone che può diventare un outsider in chiave playoff”.
Come ha vissuto la riconquista da parte dell’Avellino calcio della serie B?
“Beh, è stato un momento di forte impatto emotivo. Risalire la china dopo anni bui è importante non solo per il calcio biancoverde ma anche per la città”.
Quando l’Avellino giocava in serie A, lei era un ragazzo, quali sono i suoi ricordi legati a quegli anni?
“Sono tanti con lo squadrone biancoverde che incuteva timore anche alle big. Non solo, era la fucina di una filiera di campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano”.
Ricorda una partita in particolare?
“Campionato ’83-’84, Avellino-Milan, un secco 4-0. Ricordo anche gli autori delle reti: Bergossi, Barbadillo, Bergossi, Colomba”.
E la parabola decadente che ha interessato la società, la discesa dalla serie A sino al fallimento del club di qualche anno fa, quali sono state le sue impressioni?
“E’ stato il decadimento di tutta la città. Una pagina brutta che è alle spalle. Ora bisogna guardare fiduciosi all’oggi e al futuro con questo nuovo impegno nel calcio che conta”.
Visto il ruolo che ricopre, ha mai pensato di prendere contatti con qualche imprenditore per finanziare, sponsorizzare, o far acquistare la squadra, affinché potesse avere delle solide basi su cui sostenersi?
“Con la crisi imperante e un calcio che è idrovora di soldi è difficile trovare soluzioni imprenditoriali che scommettano nel settore. Per questo alla Società va un plauso per il lavoro finora svolto con tanti sacrifici e altrettante soddisfazioni. Mi permetta di aggiungere che anche i tifosi avellinesi meritano un plauso e tanti ringraziamenti perché sono sempre vicini ai colori biancoverdi”.
Cosa rappresenta per lei la cultura sportiva nelle crescita delle giovani generazioni?
“Lo sport non solo corrobora il fisico ma è momento importante di socializzazione e di fortificazione della personalità perché c’è competizione”.
Cosa vuol dire per lei investire nello sport, si può creare una rete intorno questa realtà che abbia un impatto turistico ed economico nel nostro territorio?
“Certo che si può. E credo che la Società punti a questa prospettiva per una risorsa importante come è appunto il calcio per la nostra provincia”.
Vuole fare un augurio alla squadra biancoverde?
“Ovviamente, in bocca al lupo…”.
(di Rosa Iandiorio)
