Rincaro pedaggi per aggiustare la rete autostradale, Cantelmo nel 2018 denunciò l’avidità di Aspi

Rincaro pedaggi per aggiustare la rete autostradale, Cantelmo nel 2018 denunciò l’avidità di Aspi

27 Novembre 2020

Altro che taglio dei pedaggi dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova, sulle autostrade si rischia un rincaro, tutto a carico degli automobilisti, per coprire anni e anni di omissioni manutentive. Un buco stimato sui 40 miliardi. La questione è stata sollevata recentemente da un articolo de Il Sole24 Ore a firma di Maurizio Caprino e trattata anche dal nostro portale.

Ma il problema delle carenze manutentive da parte della società che gestisce la rete autostradale in Italia non è certo nuovo. I primi ad accendere i fari su Autostrade per l’Italia sono stati i pm della Procura di Avellino e in particolare l’ex Procuratore capo Rosario Cantelmo, da pochi mesi in pensione per sopraggiunti limiti d’età. Un’inchiesta partita dopo la strage di Acqualonga del luglio 2013, che costò la vita a 40 persone precipitate, a bordo di un pullman, giù dalla scarpata dopo aver sfondato le barriere laterali del ponte. Su quei fatti una prima verità giudiziaria è stata resa a seguito della sentenza di primo grado pronunciata nel gennaio 2019. Condannati il proprietario del mezzo, una funzionaria della Motorizzazione e sei dipendenti di Aspi. Assolto l’ex manager Giovanni Castellucci, ora agli arresti domiciliari per uno dei filoni d’inchiesta parallelo a quello del crollo del Morandi. Sull’assoluzione dell’ex amministratore delegato pende ancora il ricorso in Appello che verrà discusso a inizio 2021.

Durante la requisitoria (siamo nell’ottobre 2018) il Procuratore Cantelmo sottolineò quanto minime, a fronte di profitti mastodontici, siano le risorse destinate da Autostrade per l’Italia alla manutenzione della rete autostradale. “Non semplici profitti – disse Cantelmo – ma un’avidità di profitti”. La pistola fumante – secondo il magistrato – è un verbale di consiglio di amministrazione del 2008, acquisito dalla Guardia di Finanza di Napoli, che negò i fondi per avviare la ristrutturazione delle barriere di protezione su 850 chilometri tra cui il tratto di Acqualonga. “Su 1.977 km – spiegò Cantelmo in Aula di Corte d’Assise – solo lo 0,5% di barriere di secondo impianto sono state sostituite”.

Solo nel 2012 i ricavi di Aspi ammontano a 3.885.303.000 mld di euro, di questi molto meno della metà (1.472.074.000 mld di euro) sono stati destinati alla manutenzione anche dei viadotti. Decisione che per il Procuratore capo di Avellino merita spiegazioni. “Avremmo voluto interrogare Castellucci – disse durante il processo -, ma lui si è sottratto. Il suo è un ruolo centrale in questa vicenda perché al centro di tutto c’è la politica aziendale della società, volta al profitto. Ai tanti profitti. Come sono stati spesi? C’è stata una gestione avida?”.

Risposte che non si sono potute avere per impegni del manager “così stringenti da ritenere la morte di 40 persone un semplice incidente burocratico, un inutile orpello dal quale liberarsi velocemente senza la necessità di rendere conto della propria condotta” tuonò Cantelmo prima della sentenza.