Autostrade, rischio aumento dei pedaggi per coprire anni e anni di omissioni

Autostrade, rischio aumento dei pedaggi per coprire anni e anni di omissioni

26 Novembre 2020

Altro che taglio dei pedaggi autostradali dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, le carenze manutentive hanno lasciato nelle autostrade italiane un buco da 40 miliardi che con molta probabilità sarà a carico, almeno in parte, degli utenti.

Autostrade per l’Italia, al centro della trattativa per l’uscita dei Benetton, a cui dovrebbe subentrare per conto dello Stato Cassa Depositi e Prestiti, secondo gli accordi col Governo, gestirà metà della rete, quindi avrà bisogno di 20 miliardi. Il resto sarà a carico di investitori esteri.

Di questi solo 7 sono stati previsti dalla società da qui alla fine concessione nel 2038. Per arrivare ai 20 si dovrebbe attingere ai 3,4 miliardi offerti in “compensazioni” (di fatto dei risarcimenti) da Atlantia, la capogruppo di Aspi di cui i Benetton hanno il 30%, nella trattativa per l’uscita di scena della famiglia e, in contemporanea, si dovrebbe utilizzare una parte dei 14 miliardi del Piano Economico e Finanziario di Autostrade.

Oltre ai lavori manutentivi, tuttavia, ci sono le nuove opere da realizzare, come la Gronda di Genova e quarte corsie. Difficile dunque quantificare la parte di fabbisogno che resta scoperta. Inevitabile, a questo punto, gravare sui pedaggi.

Inoltre negli stessi lavori di manutenzione rientra la messa in sicurezza di viadotti e gallerie, lavori che sono la conseguenza di 50 anni di inerzia di ministero e gestori che hanno contribuito al degrado attuale della rete.

In pratica si rischia di far passare per migliorativo ciò che in realtà è solo il recupero di omissioni passate e che quindi sarebbe giusto mettere a carico del gestore invece che degli utenti con il rincaro dei pedaggi.