Avellino – Irpinia, l’emergenza rifiuti viaggia di pari passo con una nuova, o forse antica, emergenza: quella del Cdr. Non ci sono vie d’uscita. Sembra che l’impianto di Pianodardine si avvii a passi veloci verso la chiusura definitiva. Uno scossone che forse in molti si aspettavano e il cui rischio è stato confermato questa mattina nel corso di un vertice presso la Prefettura di Avellino. Un summit che ha riunito allo stesso tavolo i sindacati guidati da Michele Caso, il Prefetto Ippolito, Michele Greco e Vecchione del commissariato partenopeo. Situazione insostenibile per i lavoratori e più in generale sul versante sanitario, a testimonianza di un problema che ha ormai raggiunto apici da rapido tracollo. Un problema a monte: la struttura avellinese conserva al suo interno 20mila tonnellate di fos e sovvalli, l’equivalente di quattro mesi di produzione di rifiuti. In parole semplici, “… l’impianto non è più di selezione ma ha assunto l’ingrato ruolo di vero e proprio sito di stoccaggio”. Funzione a cui, evidentemente, non è adibito. Una presa d’atto dura e inconfutabile che più volte Caso aveva portato all’attenzione degli organi competenti ma che probabilmente, in molte circostanze, “è stata oltremodo presa sottogamba”. “All’interno del Cdr oggi è possibile trovare di tutto. In questo modo ne risente l’impianto e con lui i lavoratori”. Per questo i sindacati hanno chiesto un maggior numero di interventi di tutela anche se “… ancora una volta siamo di fronte a dei palliativi. Se non si procede a svuotare la struttura si rischia di precipitare”. Le sommosse popolari e una forte coscienza civica sembrano non trovare più spazio in una Irpinia che arranca tormentata dall’interrogativo di sempre: dove collocare fos e sovvalli? Tra domande e dettagli al vaglio degli addetti ai lavori, le speranze piuttosto che prender piede si affievoliscono con il passare delle ore: “Se non si creano le condizioni di agibilità si corre il rischio che l’impianto si fermi in maniera definitiva”. E non servirà una ennesima posizione di forza a poter scongiurare una presa d’atto che da puro rischio sta drammaticamente acquistando i lineamenti di una realtà futura e tangibile. (di Manuela Di Pietro)
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