Avellino – “L’emergenza rifiuti in Campania e le decisioni prese in merito dal Commissario Straordinario per i rifiuti, Gianni De Gennaro, quali la creazione di una discarica regionale nel Comune di Savignano Irpino – Pustarza, lo stoccaggio di innumerevoli balle di immondizia nell’area di Pianodardine nonché lo studio di una megadiscarica – per rifiuti tossici e non – in Alta Irpinia, edulcoratamente definita ‘piattaforma funzionale’, ci induce ad alcune riflessioni sulla permanenza della Provincia di Avellino nella Regione Campania”. Lo dichiara Erminio D’Addesa, presidente del Consiglio Provinciale che spiega: “E’ infatti maturo il tempo per aprire un dibattito sulla permanenza della Provincia di Avellino nell’ambito della Regione Campania e del sistema politico-amministrativo che ha come perno il napolicentrismo. Le zone interne della Campania vivono ormai in sofferenza perché costrette a subire gli effetti e le contraddizioni negative di Napoli e delle zone costiere. Il territorio della Provincia di Avellino rischia di diventare la pattumiera della Campania, di Napoli in particolare”. E a sostegno della propria posizione D’Addesa ricorda anche l’impegno di Palazzo Caracciolo verso la provincializzazione della governance dei rifiuti. Un impegno che rischia di essere così vanificato. “La megadiscarica ipotizzata per l’Alta Irpinia – dichiara – è quanto di più pernicioso si sia pensato di realizzare ai danni del territorio e delle popolazioni irpine. Bisogna tener conto, inoltre, della realizzazione della discarica regionale di Pustarza, anziché della discarica provinciale per fos e sovvalli di Contrada Ischia così come programmato dalla Provincia di Avellino. Inoltre lo stesso territorio arianese ha già dato, per tanti anni, con la discarica regionale di Difesa Grande. La Provincia di Avellino può salvarsi da questa situazione recidendo, con i mezzi forniti dalla legge, i legami istituzionali che la legano a Napoli nell’ambito della Regione Campania”. D’Addesa incalza: “Avellino, insieme alle Province di Benevento e Salerno, deve intraprendere un percorso che deve portare alla costituzione di una nuova regione che sia la risultanza territoriale delle tre Province medesime. Le popolazioni delle tre Province si devono riappropriare del loro territorio ed impegnarsi nella valorizzazione dello stesso”. E per quanto riguarda la Provincia di Avellino sottolinea anche l’importante patriminio idrico. “Il territorio irpino – avverte – è il più grande deposito di acqua dell’Italia Meridionale e deve ridiscutere proprio sull’acqua il metodo di gestione adottato fino ad ora. L’Irpinia, con le proprie sorgenti, soddisfa le esigenze idriche della Puglia, in parte del Molise e della Basilicata e di Napoli. L’ente che gestisce l’acqua irpina che va in Puglia è l’Acquedotto Pugliese e la cui direzione è a Bari: si inizi a chiamarlo Acquedotto Irpino e si proponga il trasferimento della direzione in Irpinia e trattiamo, nelle more, un nuovo ristoro per il territorio irpino”. Infine i fondi strutturali: “E’ opportuna una gestione autonoma da parte della Provincia di Avellino dei fondi europei per i quali Napoli e la fascia costiera hanno fatto sempre la parte del leone nell’accaparramento dei finanziamenti. In questo panorama devono giocare un nuovo ruolo i partiti che devono rivedere il loro modo di rapportarsi con il territorio e le popolazioni. Bisogna mettere da parte le disquisizioni teoriche sui massimi sistemi e sui grandi filoni politici e filosofici e ripartire dall’esigenza e dai bisogni dei territori, quali sono: una nuova gestione delle acque, un’agricoltura e una zootecnia di qualità, la governance autonoma dei rifiuti e un nuovo look – conclude – dei territori da gestire nell’Europa e nel mondo”.
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