Revisione della Costituzione: gli interrogativi di Mancino

15 Novembre 2005

di Nicola Mancino

“Sorgono interrogativi sulla costituzionalità di una revisione globale come quella all’esame del parlamento, condotta con l’utilizzazione dell’articolo 138, adatto per riforme limitate. Abbiamo invece modificato una parte rilevante della Costituzione trascurando l’ipotesi di una strada diversa, parallela, che non mettesse in dubbio la funzionalità della legislatura e il lavoro delle Camere; ma lo accompagnasse in parallelo, fino ad arrivare al voto popolare di ratifica. Si è rinunciato all’ipotesi di una assemblea di revisione costituzionale e si è scelta la strada di un patto all’interno della maggioranza, nel quale ognuno dei contraenti ha avuto qualcosa: la Lega la devolution, An l’interesse nazionale, Forza Italia il premierato assoluto e l’Udc una riforma elettorale che peraltro non è coerente con l’impianto costituzionale e che è sottoposto al voto finale del Senato. Si è realizzato uno sbilanciamento dei poteri dando vita a una Costituzione pattizia tutta interna alla Casa delle libertà. Avremo così una maggioranza che fa corpo unico con il primo ministro e, con la minaccia dello scioglimento della Camera, resta a sua completa disposizione. Devoluzione. La competenza esclusiva delle regioni in materia di sanità e scuola confligge con l’interesse nazionale che resta prerogativa dello Stato. Si apre una inquietante pagina di rottura ordinamentale perché la riforma incide sulla prima parte della Costituzione: l’articolo 2 sui diritti inviolabili dell’uomo e l’articolo 3 sulla pari dignità sociale e sull’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Per quanto riguarda la sanità, non è solo in questione l’aspetto organizzativo: frantumando o rendendo ininfluente la competenza ineliminabile dello Stato nella determinazione dei livelli di intervento si mettono i cittadini alla mercè delle disponibilità finanziarie delle regioni. Per quanto riguarda la scuole, poi, si dimentica che la competenza dello Stato si esercita anche sui principi fondamentali della disciplina scolastica. Principi che possono anche diventare vincoli. Insomma, con la devolution andiamo incontro a un periodo buio, nel quale sarà possibile una disparità di trattamento tra cittadini e cittadini, costituzionalmente consentita. Federalismo. Con la competenza esclusiva delle regioni in materie nelle quali permane un interesse nazionale tutelato dallo Stato, si mettono, perciò, in discussione gli articoli 2 e 3 della Costituzione e si mina alla base la possibilità di un patto fra Stato e Regioni. Senato. Già una sentenza della Corte Costituzionale aveva sancito che lo Stato potesse legiferare su qualsiasi materia nella quale rilevasse la sussistenza di un interesse nazionale. Il problema è stato risolto nella riforma affidando al Senato la potestà legislativa sulla legislazione concorrente; ma se il governo in ogni momento, di fronte alle resistenze del Senato, può ottenere il trasferimento alla Camera di un provvedimento all’esame del Senato, la competenza di quest’ultimo è soltanto eventuale. Premierato assoluto. Pone il parlamento in condizione di assoluta debolezza, nella disponibilità del capo del governo. Lo scioglimento, infatti, non può non essere disposto da un organo terzo, precisamente dal Capo dello Stato. Anche la cosiddetta sfiducia costruttiva nel corso della legislatura è resa inapplicabile, può solo portare allo scioglimento quando si rompe il rapporto di fiducia fra il premier e la sua maggioranza. Ma negli altri casi (incapacità del premier, malattia, incompatibilità) non si può far nulla perché resta saldo il vincolo di maggioranza, un’arma formidabile a disposizione del capo del governo in carica. Si è trascurata l’ipotesi prevista in Germania, dove viene assegnato un termine temporale entro il quale ricorrere al corpo elettorale per giudicare se l’eventuale cambio di maggioranza abbia una corrispondenza con la mutata opinione pubblica del Paese. Citando Pietro Calamandrei: ‘Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la Costituzione’. Abbiamo ancora bisogno di questi valori storici posti a fondamento dell’attuale Carta fondamentale, ma questi valori sono calpestati da un sistema che sta trasformando il Paese in azienda a danno del sistema democratico”.


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