Regione – Legge 149/01 e adozione sociale: ecco le novità

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Regione – Addio casermoni per l’infanzia, benvenuta era dei diritti. O almeno si spera. Dal 31 dicembre 2006, infatti, la legge 149 del 2001 legittima il diritto dei minori a rischio a vivere e a essere educati nella propria famiglia e, in caso di temporanea impossibilità della stessa, privilegia tipologie d’intervento che diano priorità all’affidamento ad altra famiglia o a comunità di tipo familiare. Nuova era anche per i circa 1500 campani che vedono impegnata sul campo l’assessore regionale alle Politiche sociali, l’irpina Rosa D’Amelio, con il progetto ‘Adozione sociale’, finalizzato ad intercettare nei punti nascita regionali casi di potenziali minori a rischio dietro previsione e indicazione del pediatra. Ma, soprattutto, con l’ingresso nel nuovo anno il già avviato processo di de-istituzionalizzazione voluto dalla Legge mette definitivamente al bando l’ ‘istituto per minori’, che negli anni passati ha rappresentato la forma di ricovero più gettonata per i bambini più sfortunati. Ovvero, secondo una definizione dell’Istat: quei “presidi residenziali socio-educativi in grado di accogliere un alto numero di ospiti – ovvero dodici o più minori – le cui prestazioni sono in prevalenza educative, ricreative e di assistenza tutelare”. Ai quali si ricorreva soprattutto per problemi economici, lavorativi e abitativi della famiglia. Una mappatura nazionale che vedeva -nelle stime effettuate nei primi anni del nuovo millennio da una ricerca dell’Istituto degli Innocenti, voluta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – prive sette regioni prevalentemente del centro-nord (Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Molise). Gli istituti si trovano infatti prevalentemente nelle regioni del Sud e nelle Isole, soprattutto in Puglia e Sicilia. Insieme alla Campania, la terra sicula ha sempre presentato il numero maggiore di bambini. Poi la fase di decremento. Le strutture subiscono una contrazione e il trend dei minori ospiti va ancora più in diminuzione. Dunque, un netto cambiamento nel ruolo delle strutture, religiose e laiche, che rema nella direzione di una nuova cultura dell’infanzia, più sensibile all’importanza delle relazioni. Queste le principali modifiche alla disciplina dell’adozione: innalzamento da 40 a 45 anni dell’età che deve intercorrere fra genitori che aspirano all’adozione e il minore da adottare; trasformazione della procedura di adottabilità che ora avviene con sentenza e con maggiore rispetto del contraddittorio fra le parti; creazione di una banca dati elettronica nazionale presso il ministero della Giustizia per agevolare l’abbinamento fra minorenni abbandonati e coppie aspiranti; sufficienza del solo matrimonio fra gli stessi aspiranti genitori (prima era necessaria, oltre all’avvenuto matrimonio, anche la convivenza di almeno tre anni, ora invece sarà presa in considerazione anche la convivenza avvenuta prima del matrimonio); e infine la già citata graduale chiusura degli istituti di ricovero entro il 31/12/2006 (dopo quella data non sarà più possibile ricoverare minori in Istituto ma solo affidarli a famiglie disponibili o a case-famiglia). Un conto alla rovescia atteso, che la comunità spera possa davvero tradursi in una manovra decisiva per i tanti bambini disagiati e abbandonati.

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