Regionali – D’Ercole: “Certi della vittoria, De Luca è il passato”

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Regionali: è iniziato il conto alla rovescia. Mancano ormai solo 26 giorni all’appuntamento con le urne ed inevitabilmente si moltiplicano gli impegni in agenda per tutti gli aspiranti ad un poltrona nel Consiglio Regionale che verrà. Tra questi Franco D’Ercole. L’irpino guida in qualità di capolista il quintetto di candidati del Pdl (con lui Roberto Castelluccio, Antonia Ruggiero, Gino Cusano e Maria Carmela Valente) che sosterrà Stefano Caldoro nella sfida alla coalizione di centrosinistra, capitanata da Vicenzo De Luca. Per lui si tratta del quarto tentativo di “attracco” a Palazzo Santa Lucia, dopo i tre successi elettorali consecutivi del 1995, del 2000 e del 2005, ma in un contesto socio-politico del tutto nuovo – e del resto impensabile sarebbe stato il contrario – rispetto all’esperienza di governo con la presidenza di Antonio Rastrelli ed i dieci di anni di opposizione sotto l’amministrazione targata Antonio Bassolino.

Franco D’Ercole, tra sondaggi ed “addetti ai lavori”, sarebbero in molti a dare per molto probabile la vittoria del centrodestra in Campania. Dal canto suo il Pd sostiene di aver ormai recuperato tutto il gap di consensi e che la partita sia tutt’altro che chiusa. Cosa ne pensa?

“La sfida elettorale sarà sicuramente vincente, su questo non ci sono dubbi. Capisco gli esponenti del centrosinistra che si trovano costretti ad evocare un presunto recupero, nei fatti assolutamente inesistente. C’è quindi estrema fiducia per il responso delle urne, anche se sarebbe un grave errore quello di mollare la presa degli incontri e della comunicazione con gli elettori in questo ultimo scorcio di campagna elettorale”.

La cronaca politica negli ultimi tempi non ha mancato di evidenziare tensioni interne al Pdl. Si è infatti assistito prima ai più o meno intensi terremoti dei cambi di casacca e poi ad alcuni botta e risposta come quello di ieri tra Castelluccio e Cusano, “mediati” da Giulia Cosenza. Qual è il suo commento in proposito?

“Per quanto riguarda gli scossoni interni ai partiti del centrodestra dei mesi scorsi, direi che ormai si tratta di vicende abbondantemente archiviate e che hanno avuto origine da basi squisitamente personali. In generale non reputo troppo elevato il livello delle tensioni interne. Le discussioni a cui si assiste, come quella di ieri, sono semplicemente il frutto della ricerca del consenso individuale all’interno della coalizione, un’aspirazione fisiologica e giustificabile da parte dei candidati ed in ogni caso non particolarmente degna di rilievo”.

Veniamo alle alleanze. L’accordo siglato con l’Udc doveva essere la naturale prosecuzione dell’esperienza alle scorse amministrative, invece si è presentato soffertissimo e pieno di colpi di scena, come nel caso delle dimissioni di Cosentino. Come vede alla luce di tutto ciò la compattezza dello schieramento?

“L’anno scorso sostenevo che l’accordo siglato con l’Udc per la corsa a Comune e Provincia di Avellino avrebbe dovuto significare per forza di cosa anche un’assunzione d’impegno per le regionali, De Mita affermava l’esatto contrario. Oggi invece registriamo un Udc irpino che smentisce quelle posizioni… Detto questo e messe da parte le diatribe, l’accordo è stato raggiunto con difficoltà a causa delle richieste eccessive del partito di Casini sulla designazione di un loro esponente per la corsa alla Provincia di Caserta. Superato questo scoglio, non esiste alcun problema tra le due forze. Si tratta di un’alleanza logica e coerente, con un partito che accogliamo con felicità. Questo per quanto riguarda soggetto politico, discorso diverso per quanto riguarda invece Ciriaco De Mita. Il suo retaggio di sinistra ed il suo passato anche recente al fianco di Bassolino gli impongono, rispetto agli impegni assunti col centrodestra, una totale discontinuità con il passato”.

Candidati a governatore: perché votare Caldoro piuttosto che De Luca?

“De Luca, al di là delle roboanti dichiarazioni – l’ultima questa mattina in cui ha affermato: “Napoli con me grande capitale d’Europa” – è la continuità rispetto al passato. Può anche scegliere di non utilizzare simboli per la sua campagna elettorale, ma è sotto gli occhi di tutti che in realtà non è così. Anzi, vergognarsi dei partiti che lo sostengono è un segno di debolezza e una chiara dimostrazione di completa inaffidabilità. Caldoro invece è genuino, senza scheletri nell’armadio, giovane ma già con un’esperienza di governo centrale sulle spalle. E poi è sostenuto con convinzione da una coalizione di cui è fiero ed orgoglioso”.

Infine il programma. Lei è sempre stato in prima linea nella battaglia contro il governo Bassolino. Se il centrodestra dovesse vincere, come cambierebbe la Regione Campania?

“Innanzitutto muterebbe radicalmente la gestione dei fondi europei. Basta con i finanziamenti ripartiti in mille rivoli per foraggiare clientele con consulenze e studi per azioni spesso discutibili o peggio ancora incomprensibili. Il centrodestra non seguirà questa linea. Si punterà solo su progetti effettivamente utili, come ad esempio gli incentivi all’industria e ai settori privati per il recupero della competitività. Saranno misure strutturate con meccanismi automatici e non attraverso erogazioni in conto capitale per i quali la storia recente di Palazzo Santa Lucia ha palesato in tutta evidenza la loro inadeguatezza”.

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