Referendum, socialisti e radicali per il Si’: non è una battaglia della Meloni ma nostra

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AVELLINO- “La separazione delle carriere non è l’Apocalisse o il giudizio universale, anzi il diluvio universale. E’ qualche cosa che i Paesi più evoluti hanno. Diversamente, se noi abbiamo o nostalgia del passato o tendenze neo autoritarie, cioè guardiamo più a Putin che all’ Europa, evidentemente anche di questo si tratta”. E’ uno dei passaggi dell’ intervista del presidente del Comitato Referendario “Comitato Giuliano Vassalli per il Sì”, Bobo Craxi che ha anche aggiunto: “Il tema di cui stiamo parlando è già scolpito in Costituzione, il “giusto processo” voluto nel 1999 dal centrosinistra con un’ampia maggioranza e la neutralità del giudice, che prevede carriere separate”. Craxi ha partecipato nel pomeriggio ha partecipato insieme all’ onorevole Benedetto Della Vedova, parlamentare di + Europa all’iniziativa organizzata al Circolo della Stampa. A moderare l’incontro Giuseppe Vetrano, che guida in Irpinia il Comitato intitolato al padre della riforma del Codice Penale. Perche’ votare Sì. Questo il tema su cui si sono confrontati i relatori. A portare i saluti Maria Elena De Gruttola, della direzione del PSI, Alfonso Maria Gallo, comitato SÌ SEPARA, Domenico Gambacorta, segretario provinciale di AZIONE. Salvatore Pastore comitato GIUSTIZIA SÌ e l’intervento del penalista Americo Festa.
L’AVVOCATO IANDOLI E DELLA VEDOVA: QUESTA NON E’ LA BATTAGLIA DI MELONI, MA DEI SOCIALISTI E DEI RADICALI ITALIANI
Una lunga relazione, quella affidata all’avvocato Francesco Iandoli, che ha tecnicamente concluso il suo intervento sottolineando come: “Il sistema di ordinamento giudiziario deve cambiare, per essere coerente con un sistema processuale accusatorio. Il cammino delle riforme è cominciato nel 1988, poi e’ proseguito nel 1999 con la riforma del “giusto processo”, dell’articolo 111 della Costituzione. Ora occorre fare un passo ulteriore, quello della separazione delle carriere. Il nostro Giuliano Vassalli, dico nostro perché noi apparteniamo e siamo fieri di appartenere a quella storia, la storia del Socialismo italiano. Diceva Giuliano Vassalli: parlare del sistema accusatorio nel momento in cui c’è una commistione tra giudici e pubblico ministero non e’ un discorso di realtà”. Iandoli però ha anche voluto sottolineare come politicamente questa battaglia referendaria non abbia una paternita’ attribuibile al Governo Meloni: “Ecco perché noi dobbiamo batterci, per far capire a quella società civile, che questa battaglia non è la battaglia di Meloni. Se proprio dobbiamo rivendicare una paternità questa è una nostra battaglia. La battaglia delle forze migliori del socialismo democratico e del liberalismo italiano per portare il nostro Paese al passo delle democrazie europee”.
Un concetto ribadito anche dal parlamentare di +Europa Benedetto Della Vedova: “La riforma non è quella Meloni-Nordio né quella Berlusconi. È una riforma liberale, pannelliana, radicale, socialista, necessaria per dare seguito al principio del giusto processo, già scritto in Costituzione.Significa avere un processo in cui si confrontano due parti: l’accusa, rappresentata dal PM, e la difesa, con un giudice terzo. Nessuno vuole inibire o diminuire l’indipendenza della magistratura. Il testo è chiaro: è una riforma attesa e non deve diventare un tema pro o contro Meloni”.