Referendum, il penalista Petrillo: riforma necessaria, occasione attesa dal 1948

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AVELLINO- “Una riforma di sistema, attesa da anni, basta “benaltrismo” dai sostenitori del No, dimostrano di ignorare quello che da due anni avviene nelle aule dei Tribunali”. E’ in sintesi quanto ieri sera ha rappresentato il penalista Luigi Petrillo, componente del Direttivo della Camera Penale, che insieme all’ex magistrato antimafia Luigi Bobbio e in al parlamentare Gianfranco Rotondi, e’ stato ospite e relatore dell’incontro promosso al Circolo della Stampa dell’Associazione “La Mia bandiera- Comitato per il Si'” promosso dagli avvocati Vincenzo Quintarelli ed Edoardo Fiore, che hanno portato i saluti e l’introduzione alla platea. “Ribadiamo che bisogna votare convintamente si perché questa è una riforma che il nostro Paese attendeva da tempo- ha ricordato il penalista Petrillo- Una Riforma attesa a dir poco dal 1999 ma, come ha di recente spiegato il professore Giorgio Spangher, già consigliere del Csm ed emerito di Procedura Penale alla Universita’ Sapienza di Roma, lo si attende dal 1948. Perche’ non tutti sanno che la settimana disposizone transitoria della Carta Costituzionale prevede espressamente che l’ordinamento giudiziario doveva essere adeguato alla Carta Costituzionale. Si tratta di una norma non eseguita dal 1948, questa è l’occasione perché quella disposizione transitoria della nostra Carta Costituzionale, trovi corretta attuazione. Questa riforma è funzionale a trasformare l’ordinamento giudiziario che risaliva al Fascismo in un ordinamento giudiziario coerente con i dettami della nostra Costituzione”. L’importanza dell’appuntamento del 22 e 23 marzo e soprattutto gli effetti sulla Giustizia sono stati al centro del ragionamento di Petrillo:
“Questa riforma è una riforma di sistema, come noi non l’abbiamo mai avuta, eccezion fatta per il Codice di Procedura Penale, e’ una riforma necessaria, serve a che la Giustizia cambi verso. Ovvio che poi occorrera’ porre mano ai decreti attuativi della riforma costituzionale. Poi vorrei dire ai sostenitori del No che dicono che ben altre sono le cose da fare, il modo di fare tipico del cosidetto “benaltrismo”, che purtroppo imperversa quando si pone mano a qualsiasi riforma della Giustizia, dico che in questi anni, a far data dagli interventi derivanti dal Pnrr e alla riforma Cartabia. Non e’ un caso che se noi guardiamo le statistiche di questi due anni, ci rendiamo conto che i tempi della Giustizia sono stati vigorosamente ridotti. Quindi, dire che ben altre sono le cose che occorrerebbe fare e’ una frase molto qualunquista, laddove chi ha pratica quotidiana con le cose di Giustizia, sa perfettamente che ad esempio intervenire sui ritardi lo si e’ fatto. Chi non entra mai nelle nostre aule di Giustizia trova processi a ruolo le cui notizie di reato risalgono al più tardi al 2024, questo significa che si e molto bene lavorato in questo periodo. Se i dice che bisogna fare qualcosa in più per migliorare i tempi della Giustizia, si ignora che questo qualcosa in più è stato fatto”.
Non usa il fioretto invece Luigi Bobbio, quando gli viene chiesto se non sia proprio lui l’esempio che la Sezione Disciplinare del Csm invece le sanzioni le commina, il giudice non ha avuto esitazioni: “Non funziona nella misura in cui chi è protetto dalle correnti viene trattato in maniera molto favorevole, sia che venga prosciolto sia che venga condannato. Chi non è protetto invece, io mi vanto di essere uno di quei soggetti, viene bastonato in maniera sistematica e in maniera estremamente dura rispetto a quella che sarebbe la normalità”. Qualcuno però potrebbe pensare che il dottore Bobbio dice sì perché vuole vendicarsi dei suoi colleghi che lo hanno sanzionato? “No. Il dottore Bobbio dice sì da sempre. Sono favorevole ad una riforma che aspettavo come tanti da almeno venti anni. Dico sì perché sono consapevole di quali siano le storture che affliggono il Consiglio Superiore della Magistratura a causa delle correnti. Perche’ le correnti che compongono l’Associazione Nazionale Magistrati si sono impossessate del Consiglio Superiore della Magistratura, ne hanno fatto il loro braccio operativo, il loro braccio armato e tutto questo si alimenta attraverso il meccanismo elettorale. Elettorale significa campagna elettorale, cercare i voti che poi devono essere mantenuti e ampliati per la prossima elezione. Quindi e’ un circuito di carattere strettamente politico, che ha ridotto il Consiglio Superiore ad una mera articolazione dell’associazione Nazionale Magistrati. Chi è legato all’Anm, ripeto, ha un trattamento di estremo favore, chi non è legato viene marginalizzato se non perseguitato”.