Quindici, Siniscalchi: ecco perché abbiamo scelto di partecipare nel giudizio al Tar

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QUINDICI- “Noi vogliamo vincere e soprattutto sconfiggere Eduardo Rubinaccio sul campo, per questo motivo avremmo rinunciato a costruirci come controparte interessata nel giudizio di questa mattina davanti al Tar. Lo avremmo fatto anche per una questione di bon ton istituzionale. Ma è necessario che i cittadini sappiano perché è arrivata invece la decisione di essere presenti nel giudizio, lo devo alla mia comunità per un’esigenza di chiarezza”. Alessandro Siniscalchi ha voluto iniziare da questa esigenza di “trasparenza” nei rapporti con la comunità la sua intervista sulla vicenda del ricorso al Tar dopo l’esclusione della compagine guidata dall’ex sindaco Eduardo Rubinaccio.
E allora perché ha deciso di entrare nel giudizio davanti al Tar? Perché ha rinunciato a questo codice di correttezza?
E’ semplice. La lista esclusa, in particolare il candidato sindaco Eduardo Rubinaccio, piuttosto che preoccuparsi della sua condizione di incandidabilita’ , che sarà oggi al vaglio della Giustizia amministrativa, con un’azione “oscura” e senza contraddittorio, ha pensato bene di presentare un “parere” che avrebbe ventilato e prospettato una mia incandidabilita’ per questioni relative alla confisca disposta venti anni fa nei confronti di mio padre. Un’azione che qualifica il livello del mio competitori, che nell’ombra ha tentato di eliminarci dalla competizione, scegliendo la via della calunnia. Un comportamento che non merita alcun rispetto istituzionale, per questo motivi noi, alla luce del sole, con le facoltà che ci assegna la Legge, quella che io onoro ogni giorno tenendo fede al giuramento di avvocato, saremo controparte e chiederemo che la ricusazione decisa dalla Sottocommissione Elettorale di Lauro venga confermata. Ripeto, avremmo preferito battere i nostri avversari sul campo, ma se vogliono inquinare o avvelenare l’ambiente con calunnie e “imboscate” come quella consumata a Lauro, noi faremo valere la forza della legge e della legalità, senza ricorrere a mezzucci e miserie.
Perché tirare in ballo una questione di beni confiscati, lei non è stato coinvolto in questa vicenda?
Voglio rassicurare i cittadini, benché tutti mi conoscono e sono coscienti anche della mia onestà. Ma preciso solo per loro, anche perché non penso di dover rendere conto ai miei avversari, in particolare ad Eduardo Rubinaccio, di nulla. Non sono stato indagato o denunciato per intestazione fittizia di beni, non sono stato oggetto di sequestro e quindi del disperato tentativo di trascinarmi in una presunta condizione di incandidabilita’ resta solo la miseria di un’azione compiuta senza alcun contraddittorio e nella speranza di eliminare con mezzucci e, permettetemi anche senza molta conoscenza della norma, un avversario. Per me questa e’ per chi l’ ordita, gia’ una vera e propria sconfitta. Perche’ solo un perdente ricorre alla calunnia quando non ha argomenti. Ho sempre mantenuto un profilo basso, perché sono cosciente che questa comunità abbia bisogno di serenità e di uscire da un clima di divisione. C’è chi continua a pensare di poter dividere e imparare, penso che presenti o assenti, il 25 maggio a queste persone la risposta arriverà dai quindicesi.
Una campagna elettorale avvelenata?
Noi continueremo a rispettare la comunità quindicese portando avanti una campagna elettorale sui temi e sulle iniziative da assumere. C’è un paese da ricostruire e mi pare improbabile che possa farlo chi ha contribuito a distruggerlo. C’è anche un tessuto sociale da ricostruire, per cui non cederemo alle provocazioni.
Ma nel caso vinceste cosa ne sarà dei beni confiscati?
Sui beni confiscati noi seguiremo e porteremo a termine il lavoro già fatto anche dalla Commissione Straordinaria e ci confronteremo con Agenzia Nazionale e Prefettura. Stiano sereni quelli che immaginano altro, l’ ho già scritto e lo ripeto: abbiamo scelto di onorare una professione con diligenza. Abbiamo anche scelto di vivere a Quindici e non ci faremo governare più da chi il paese non lo vive o lo ritiene solo il suo feudo o una proprietà privata da comandare.