Avellino – Sulla condanna emessa per la frana di Quindici interviene il consigliere regionale Luigi Anzalone: “Non avrei mai potuto immaginare che la pagina più bella, nobile, significativa e generosa della mia vita personale e politica, quella per intenderci di cui sono più orgoglioso e fiero, sarebbe stata oggetto di persecuzione del tutto immotivata, pervicace e malvagia e poi raggiunta, anzi sporcata, da una condanna a tre anni di reclusione emessa dal Tribunale di Avellino per omicidio colposo. Mi si consentirà di dire che neppure nella più allucinata e kafkiana delle fantasie è concepibile un’aberrazione del genere. Ovvero una così spregiudicata distorsione della verità dei fatti sottoposti a giudizio e il capovolgimento di ciò che è assolutamente bene in ciò che è assolutamente male. Eppure una cosa del genere mi è accaduta.
Per dirla in breve è accaduto a me che dopo aver lottato per una vita contro la camorra del Vallo di Lauro che, indisturbata con i suoi complici, per decenni e decenni ha devastato orrendamente il territorio, e a favore della legalità e del progresso di quella zona dopo essere stato il primo insieme a uomini e mezzi della Provincia di cui ero il presidente, a giungere sul luogo del disastro a seguito della frana; dopo aver pagato con un grave danno all’occhio sinistro il lavoro insonne svolto per giorni e giorni per affrontare la gravissima emergenza; dopo aver fatto mille altre cose ancora io mi vedo condannato al carcere insieme ad altri per essere ‘colposamente’ responsabile della morte di alcuni cittadini di Quindici.
E questo perché non avrei applicato una circolare regionale del 1992, peraltro del tutto inidonea ad affrontare una devastazione ambientale che richiede migliaia di miliardi di vecchie lire per essere risolta; circolare di cui non sono mai stato portato a conoscenza essendo diventato presidente il 7 maggio 1995.
Di fronte ad una giustizia così ingiusta, persecutoria ed incredibilmente indifferente ad ogni verità ed evidenza oltre che al rispetto della persona umana, cioè dei suoi diritti e meriti, c’è da avere paura. Ed è, al di là dello sdegno e dell’incredulità, la paura il sentimento che ora in me prevale unanimemente alla sfiducia. Comunque, a darmi conforto c’è la certezza che di un simile modo di agire, di cui sono stato fatto oggetto e vittima, io sono del tutto incapace. Ma mi sorregge in primo luogo il senso della mia cristallina onestà e della mia assoluta dedizione, quale sia stato il compito che ho svolto, di professore o di politico, al bene della comunità in cui vivo e ai più nobili ideali; così che pur non essendo immune da difetti ed errori, sono assolutamente incapace di disonestà e bassezze”.
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