Provinciali, Bonito (PRC Irpinia): “Da amministratore non parteciperò alle consultazioni odierne”

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rifondazione comunista
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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Irpina, a firma del Segretario Provinciale Arturo Bonito:

C’è un’immagine che racconta meglio di ogni parola lo stato di salute della nostra democrazia in questa provincia. Quella di una porta che si chiude. Dietro quella porta, pochi signori del voto spartiscono poltrone, si scambiano favori, mostrano i muscoli. Davanti a quella porta, il popolo. Escluso. Come sempre oramai.
Le “elezioni” provinciali – già di per sé un’aberrazione antidemocratica, perché nessun cittadino vota direttamente – sono diventate il palcoscenico di una resa dei conti che nulla ha a che fare con i bisogni dei territori. Lo scontro non è nemmeno più tra destra e sinistra. Verrebbe da dire magari fossero le idee il terreno dello scontro. Lo scontro è tutto personalistico. Ed è uno scontro feroce, spudorato, privo di qualsiasi progetto se non quello del potere per il potere.
Qualcuno ha voluto far vedere i muscoli. Se da una parte c’è chi ha imposto una candidatura dall’alto, forzando la mano con richiami nazionali all’unità del campo. Dall’altra parte c’è chi, per non perdere il controllo della partita, è pronto a tutto – anche a sostenere l’altro schieramento, pur di non cedere un centimetro del proprio feudo. E così, mentre i cittadini guardano sgomenti, si consuma un trasversalismo inconcepibile. Le stesse forze che ieri si dichiaravano incompatibili oggi si stringono la mano in nome di un’intesa di cortile. Le vecchie appartenenze si sciolgono come neve al sole. Restano solo i notabili.
Questo è il punto. I partiti di maggioranza, non solo quella di governo ma anche quella espressa nei voti in provincia, si stanno dimostrando disposti a sacrificare il proprio stesso partito, le proprie bandiere, i propri simboli, pur di non perdere il potere personalistico di dominio della sfera politica locale. Non c’è più un’idea per cui lottare. C’è solo un potere da difendere. E per difenderlo, tutto è lecito. Le telefonate da Roma, gli sgambetti tra dirigenti, le alleanze innaturali con chi fino a ieri era il “nemico”.
Lo scambio di favori, le degenerazioni politiche, le promesse sottobanco, tutto questo è diventato prassi abitudinaria. Non fa più notizia. È la normalità. E questa normalità è la cosa più spaventosa.
Noi, da questa palude, ci tiriamo fuori. Perché la democrazia è ben altro. Siamo da sempre contro la riforma che ha portato le province verso questo sistema indegno. La democrazia non è una partita a poker giocata sulle spalle di chi lavora, studia, fatica ad arrivare a fine mese. La democrazia è quando il popolo decide, quando il voto ha un peso, quando chi amministra sa che dovrà rendere conto a chi lo ha eletto. Qui, invece, il popolo è stato espulso. Ridotto a spettatore muto di un teatrino in cui si cambiano le maschere, ma mai la sostanza.
È il tempo in cui il popolo se ne riappropri, della democrazia. È il tempo di dire basta a questo modo di fare politica, fatto di fedeltà personali, di dispetti, di poltrone contese come bottini di guerra. La politica deve tornare ad essere luogo di confronto alto, di progetti, di visioni. Non questo mercato di merce rubata e rivenduta a caro prezzo.
Per questo, come Partito della Rifondazione Comunista, non parteciperemo a questo gioco. Da amministratore non parteciperò alle consultazioni odierne e ne denuncio l’unico motivo per cui verranno svolte. La prova muscolare di rappresentazione del potere. Questo sarà lo scontro che si consumerà oggi, nonostante i problemi che attanagliano la nostra provincia, lo scontro non è sul che cosa e come farlo. Ma su CHI deve decidere che cosa e dove farlo. Spettacolo indegno, sulla pelle dei cittadini. Risultato eloquente della perdita di democrazia a cui ci ha portato questa sciagurata riforma.
Continueremo a stare dalla parte di chi è fuori, di chi non conta nulla per i signori delle segreterie. Perché l’unica resistenza possibile, oggi, è restare coerenti.
A questo ignobile spettacolo, preferiamo l’ascolto delle piazze. A questo potere senza volto, il coraggio di dire no.