Provincia – Gli assessori della Margherita si sospendono

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Non più semplice bagarre. Non più solo ipotesi. Ora è una presa d’atto. Questa mattina i cinque assessori provinciali in quota Margherita – Giuseppe Di Milia, Emilio Ruggiero, Vincenzo Alaia, Eugenio Salvatore, Bruno Fierro – hanno ufficializzato all’Ente Provincia la propria autosospensione. Un’ipotesi avallata già da alcuni giorni ma solo oggi protocollata all’Ufficio di presidenza. Naturale epilogo di una crisi che, piuttosto che cessare, ha condotto alla ‘ghigliottina’ i rapporti tra Ds e Margherita. Un clima fin troppo teso si respira ora tra le aule di Palazzo Caracciolo. Tutti preferiscono mantenere assoluto riserbo sulla situazione, compreso l’assessore Di Milia che, insieme all’atto di autosospensione, ha presentato una missiva per fornire le dovute spiegazioni in merito alla presa di posizione assunta. Una notizia già da qualche giorno nell’aria che ha raggiunto solo oggi la Presidente, Alberta De Simone, costretta a rientrare in anticipo dal periodo di ferie che avrebbe dovuto concludersi il prossimo 23 agosto. Un rientro che sarà immediatamente seguito da un summit per chiarire le posizioni dei membri della Giunta e della stessa Presidente. Ora saranno le sue determinazioni a poter creare o meno una svolta in seno all’Ente. Solo l’esito dell’incontro, dunque, potrà sciogliere il nodo in cui versano le sorti della Provincia. Sorti che, almeno per il momento, sembrano avvolte da una crisi irreversibile. Insomma, una vera tempesta affligge l’amministrazione provinciale il cui destino è appeso ad un filo. La sommossa, infatti, non investe più soltanto i rapporti tra Ds e Fiorellino ma si è estesa anche in quota Prc. Attraverso un comunicato Luigi Caputo manifesta apertamente la vicinanza della sua posizione a quella già assunta da Giovanni Maraia, esponente del Partito di Rifondazione Comunista. “Non un minuto in più nella maggioranza dello scempio ambientale e istituzionale di Savignano! Non un minuto in più di appoggio a una presidente che, oltre a non onorare gli impegni sottoscritti, alle critiche fondate di Rifondazione ha spesso risposto con l’intolleranza e talvolta con l’insulto. Non un minuto in più in una Amministrazione che contraddice sistematicamente le nostre priorità programmatiche, che ha accettato acriticamente la Legge 30, che si è resa essa stessa artefice della creazione di nuovo precariato, che ha promosso una rassegna estiva di spettacoli utilizzando criteri clientelari e paternalistici che non è estranea a pratiche di lottizzazione”. I militanti di Rifondazione Comunista sostengono infatti di trovarsi di fronte un partito che sembra aver assunto un innaturale ruolo di mediazione tra Margherita e DS. “Compito dei comunisti è quello di far emergere le contraddizioni presenti nella realtà, non di occultarle; prendere atto dell’insuccesso di certe esperienze amministrative, non chiudere gli occhi nella ricerca della governabilità, la quale in sé non è un valore. La situazione determinatasi all’Amministrazione Provinciale impone al Prc di effettuare scelte nette e tempestive, pena il coinvolgimento in un marasma generale destinato a offuscarne l’immagine e a comprometterne le prospettive politiche. Per questo oggi diciamo che occorre uscire immediatamente, con le nostre motivazioni – che evidentemente nulla hanno a che fare con quelle che hanno indotto gli assessori della Margherita ad autosospendersi – dalla maggioranza di Palazzo Caracciolo”.

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