Pd – Vittoria, la politica degli invisibili e dei luoghi della crisi

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Avellino – Lavoro, legalità e generazioni. Tre tematiche che si intrecciano quotidianamente nelle mille storie, nelle molteplici facce della stessa medaglia, nei volti delle migliaia di uomini e donne che si incontrano in giro per l’Irpinia, terra messa in ginocchio dalla crisi, alla frenetica ricerca della rivalsa.
Sono anche queste le ‘cento Irpinie’, cento mondi da riscoprire e valorizzare. Un compito che per Franco Vittoria, dirigente nazionale del Pd e candidato alle regionali campane nella lista dei democratici, deve essere svolto dalla politica sana, dalla politica vicina alla gente.

Vittoria, chi sono gli ‘invisibili’?
“Parlando di invisibili, parliamo dei cassintegrati, dei precari, degli insegnati e dei docenti che hanno perso il posto di lavoro. Sono i talenti giovani dell’Irpinia che sono stati costretti ad emigrare fuori dalla provincia. Parliamo di tutto quell’universo di persone che rischia di essere messo definitivamente alla porta. Sono gli ‘altri’ per cui non ci sono ancora risposte. Credo sia necessario, oggi più che mai, rilanciare il tema dell’uguaglianza sociale, visto anche quanto sta accadendo in tema di crisi nel tessuto economico mondiale”.

Ha parlato di giovani. Nel corso dei suoi incontri sul territorio, discutendo proprio con la popolazione più giovane dell’Irpinia, cosa ha avuto modo di capire?
“Per tanti di loro c’è un sentimento diffuso di disaffezione verso la politica e verso i politici. Altri credono che non vi sia, in questo territorio, speranza per il loro futuro. Certo, c’è una parte che ha trovato naturalmente uno sbocco professionale fuori dai confini irpini ma sono tantissimi i giovani laureati, circa 2800 ovvero la metà di questi ragazzi che hanno abbandonato la nostra terra, che sono stati costretti a portare altrove le loro professionalità. E’ sintomatico il fatto che circa 60 Comuni della nostra provincia rischiano di diventare paesi polvere, senza futuro proprio a causa di questa fuga.
Non abbiamo bisogno di un’altra campagna elettorale che si proponga come panacea per questi mali. C’è bisogno invece di un patto per il lavoro e attrezzarsi con l’istituzione dei contratti d’ingresso sul modello danese, puntando su sicurezza e flessibilità.
Altresì, è necessario concretizzare quel patto tra imprese, sindacati, istituzioni per provare a trattenere quelle decine di migliaia di giovani campani, per la maggior parte laureati, provando con loro a reinventare un nuovo modello di politiche di eccellenza e di ricerca”.

I luoghi della crisi sono anche le tante vertenze sindacali dell’Irpinia, a partire dalla Fma…
“Faccio un passo indietro e vado con la mente alla tappa di Governincontra ad Avellino, appuntamento dove Ministri ed esponenti del Governo promisero mari e monti ma che non ha visto, ad oggi, muovere nulla. Apprezzo il grande lavoro svolto dai sindacati e i tentativi di battaglia che stanno portando avanti gli operai ma non si può pensare di vincere questa sfida soltanto con gli Enti locali. Un ruolo ben preciso lo deve assumere il Governo. Ecco che diventa necessario capire quali saranno gli investimenti per il capitale umano che il Governo metterà in campo, rilanciando progetti e idee, provando a capire cosa accadrà con l’evoluzione della crisi dell’automotive.
Ricordiamoci, inoltre, delle piccole imprese artigiane, quelle con meno di 10 operai, quelle che sono più in difficoltà e che peggio stanno subendo la crisi. Spostiamoci dai toni trionfalistici da campagna elettorale e puntiamo a capire cosa davvero farà la politica per loro”.

Al di là del programma, quali saranno gli obiettivi concreti da raggiungere?
“In tema di lavoro e formazione sarà necessario istituire i contratti d’ingresso, come già sperimentato col modello danese, e introdurre i distretti rurali sul modello della Toscana.
Proporrò l’istituzione di leggi regionali ad hoc per l’introduzione di zone franche a tutela della legalità, oltre all’introduzione di nuove misure contro la criminalità.
Importante sarà creare le condizioni per far nascere quel distretto culturale che in Irpinia vuol dire De Sanctis, vuol dire Mancini, vuol dire Nobile e Dorso, e che può rappresentare il volano anche per gli investimenti nel comparto dell’automotive.
Bisognerà puntare, infine, sulle Comunità Montane poiché rappresentano la vera storia, la vera conoscenza del territorio, un bagaglio culturale che è stato messo in ginocchio dalle scelte del Governo centrale”.

Quali sono i punti di forza su cui investire per una politica di innovazione per la Regione Campania?
“Credo che la parola chiave debba essere il cambiamento. Bisogna cambiare un po’ di cose che sono diventate ormai stagnanti, come la casta ad esempio, per far diventare l’Irpinia una comunità che punti al rinnovamento vero. E questo lo si potrà fare se si avranno le capacità di privilegiare il merito. Cambiare significherà alzare i riflettori sugli invisibili, riportare questi temi al centro delle riflessioni, del dibattito quotidiano e non solo del chiacchiericcio politico”.

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