Pd irpino – Gli obiettivi di Giuseppe tra Fierro e De Mita senior

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(di Luca Guarracino) – E’ stato un congresso alla fine scontato ma nonostante tutto ha rappresentato in prospettiva una svolta rispetto al passato e alla politica di una volta. Per intenderci e senza fronzoli, è passato il summit decisivo tra Ciriaco De Mita e Lucio Fierro. Il primo teso a ricompattare una sorta di unità intorno al nome del nipote prediletto e alla ledaership dell’ex Margherita, l’altro in nome e per conto del pluralismo…a sinistra per portare a casa la pari dignità per posizionare al meglio le pedine diesse oggi e per il prossimo futuro. La giornata iniziata con tensioni e ostracismi vari si è sbloccata sull’accordo unitario intorno al nome di Giuseppe, solo dopo il lasciapassare dei futuri accordi che prevedono, tranne smentite tra gli attori principali, di un presidente del partito all’area lettiana, un vicesegretario provinciale e un coordinatore cittadino all’area diessina. Alla fine, tutto appare semplice agli occhi dei vari cronisti: ad iniziare dagli errori di qualcuno, partendo dall’area dei Riformisti Coraggiosi, sempre più coraggiosi ma con pochi voti e lo scarto 57 a 3 dimostra che si potevano anche astenere ma sono una risorsa da non disperdere, il nuovo ruolo di Lucio Fierro, ma non c’era da dubitarne, all’interno della guida della pattuglia diessina, la tattica del gruppo Todisco e company nel variegato mondo delle trattative della politica del mercato della politica, le difficoltà che si appresta ad incontrare il nuovo coordinatore e il neonato partito rispetto alle attese dell’opinione pubblica ed in particolare dei problemi quotidiani della gente, ad iniziare dal lavoro che non c’è, ai rifiuti e alle sue balle e alla vivibità sempre più utopia e progetto virtuale da concretizzare. Da dove si parte ora? Probabilmente dall’organizzazione della cosa pubblica e da un nuovo metodo di far politica: su questi due aspetti fondamentali Giuseppe De Mita si gioca credibilità e futuro. Se ad oggi il posizionamento delle “pedine” politiche ha rappresentato la continuità della politica in vista del passaggio al delicato ruolo che dovrà avere il Pd in provincia di Avellino, è altrettanto vero che occorre una fase di riflessione per comprendere, e il maestro è Ciriaco De Mita , che il posizionamento non può escludere l’esperienza, il carisma e il radicamento. Troppi giovani in pista di lancio, ma molti già “bruciati” in nome dell’appartenenza e dell’asservimento che spesso mortifica le idee e le stesse intelligenze. Ora non ci sono più alibi: il nuovo organigramma che verrà dovrà fare i conti con i nuovi contenuti e meno sui nomi roboanti. In Irpinia, ma in particolare in Campania i ruoli vengono spesso affidati agli incaricati, meno che agli eletti: l’invito e le tensioni culturali espresse dal nuovo coordinatore irpino del Pd, unitamente alle intelligenze dell’ex Margherita e degli ex rami della Quercia, è quello di accettare la sfida del futuro. Partire dal nuovo delle idee con più entusiasmo e meno ragionamenti che pure sono essenziali: che senso ha aver cambiato il nome se poi si continuerà a discutere per i prossimi appuntamenti sui nomi che approderanno a Palazzo Caracciolo, a Piazza del Popolo, a Montecitorio e Palazza Madama e per finire a Santa Lucia? E’ un gioco antico che anche gli analfabeti hanno compreso. La trasparenza degli atti, dei nomi e della coerenza non può essere sempre e soltanto aria fritta…

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