Andrea Rivera, classe 1971, citofonista ufficiale della trasmissione “Parla con me” di Serena Dandini, sarà ad Avellino domenica 6 dicembre al ‘Samantha della Porta’ con il suo nuovo spettacolo “Prossime aperture”, in occasione di una manifestazione sulla libertà d’informazione.
Chitarrista, artista di strada delle notti trasteverine, come nasce Andrea Rivera?
“La mia carriera nasce nel luogo mio preferito: la strada, dove nasce ogni forma di arte. Di giorno facevo l’operaio e di notte suonavo. Ho cominciato a farlo proprio nel cantiere dove lavoravo”.
Dagli esordi alla storica presentazione del concertone del Primo maggio del 2007, quando le gerarchie ecclesiastiche lanciarono l’anatema contro di te per la frase ‘Il Santo Padre non crede nell’evoluzionismo e ha ragione: la Chiesa non si è mai evoluta’ e per le tue critiche al divieto imposto dal Vaticano ai funerali di Piergiorgio Welby. Ridiresti tutto?
“Ti prego, basta parlare di quel primo maggio. Quella è acqua santa passata. Posso solo affermare che a distanza di oltre due anni nessuno ha dato risposte alle domande che ho posto da quel palco”.
Nel 2004 hai ricevuto la menzione al Premio Gaber per ‘talento e coraggio’; nel 2008 il Premio Paolo Borsellino per l’impegno civile nel teatro. Belle soddisfazioni per un quasi terrorista?
“Sicuramente. Però per me i premi più cari sono le strette di mano ricevute da chi mi ringrazia di essere voce dei loro problemi. Il ‘mio’ pubblico, quello che io dovrei premiare per le storie che mi permette di raccontare, è la cosa più bella. Provo a farmi portavoce dei bisogni della gente: disoccupati, vittime della violenza. I miei pezzi che siano teatrali o musicali sono ispirati a storie di gente normale. Ho scritto ultimamente una ballata per Stefano Cucchi, l’ultima vittima della violenza”.
Le tue mitiche citofonate dalla Dandini: quella sullo scudo fiscale, sul Lodo Alfano, sul decoder “citofonico”, sul posto fisso… Con quale ti sei divertito di più e perché?
“Mi diverto con tutte, forse tra tutte quella a cui sono più legato è la citofonata sulla base Nato a Vicenza. Ritengo che sia importante ribadire in ogni circostanza il ‘no’ all’utilizzo delle armi, sottolineando che le politiche dei governi italiani, quello attuale di centro destra ma anche i precedenti di centro sinistra, continuano a tagliare fondi all’istruzione e alla cultura, per finanziare le guerre. E’ atroce: sono appena tornato dal Mei (meeting etichette indipendenti, ndr) di Faenza; anche qui ho trovato poche storie, poca ironia nei testi, troppe canzoni in inglese perché questo serve ad accattivarsi le radio esterofile. Credo che l’arte e dovrebbe riappropriarsi della maniera di cantautori come Rino Gaetano, Luigi Tenco, Giorgio Gaber. Poco artefatti, ma cantori di storie vere”.
Ad Avellino presenterai lo spettacolo ‘Prossime Aperture’, di che si tratta?
“Innanzitutto lo spettacolo vuole mantenere in vita il teatro-canzone, un genere che va sempre più scomparendo. E’ una sorta di personale galleria di sentimenti, tra monologhi e canzoni, parlo dei limiti e delle virtù del genere umano, della politica, delle verità preconfezionate”. (di Rossella Fierro)
