Paesi d’Irpinia. Nel labirinto di Altacauda tra sacro e profano, secondo appuntamento con Slow Food Avellino

Paesi d’Irpinia. Nel labirinto di Altacauda tra sacro e profano, secondo appuntamento con Slow Food Avellino

11 Agosto 2020

Seconda iniziativa frutto della partnership tra Slow Food Avellino – Sezione Terre del Greco e Touring Club Italiano, Club di territorio “Paesi d’Irpinia”: questa volta ci ritroveremo ad Altavilla Irpina, il 30 Agosto 2020 alle 18, per l’appuntamento “Nel labirinto di Altacauda: tra sacro e buon profano”, una visita guidata itinerante nel “labirinto” del centro storico di una delle città più importanti della Valle del Sabato, nonché uno degli otto comuni dell’areale del Greco di Tufo DOCG.

La formula prevede una visita guidata itinerante tra Chiesa Santa Maria Assunta (ritrovo dei partecipanti), Santuario dei Santi Martiri Pellegrino e Alberico Crescitelli, Forno Delizie di Grano, giunto alla terza generazione di panificatori, col racconto della Pizza di Zi’ Luisella, intramontabile della “colazione” altavillese, nella sua genuinità e bontà. Visiteremo anche il Laboratorio Museale di restauro del Tessuto, la Casa Museo di Sant’Alberico Crescitelli e il Museo della Gente senza storia, straordinaria testimonianza di cultura popolare. Al termine delle visite, sosteremo presso il Chiostro dei Verginiani, all’interno della casa comunale, degustando i vini della cantina Contea de Altavilla, le delizie di Sergio Luongo (Gastrò) e le pizze di Zi’ Luisella. Ai soci Slow Food a Touring Club è riservato un costo di 11 Euro, ai non soci di 13 Euro.

Un viaggio tra sacro e buon profano, storia locale e tradizioni culinarie, antichi fasti e scienza urbanistica, artigianato ed enogastronomia, insomma: non ci faremo mancar nulla.

La manifestazione rientra nelle attività a sostegno del Coordinamento “Nessuno tocchi l’Irpinia”, in qualità di proposta di modello di sviluppo sostenibile per la Valle del Sabato, una programmazione che, seppur con incolpevole ritardo, arriva in controtendenza rispetto a quelle scelte di politica territoriale che dovrebbero culminare, a breve, con la progettazione e la realizzazione di un biodigestore a pochi chilometri di distanza, compromettendone seriamente, in questo modo, viabilità e qualità della vita dei residenti.

Durante la visita guidata, sarà letto simbolicamente il Manifesto della rete di associazioni e cittadini contro il provvedimento amministrativo di insediamento dell’impianto.

Arroccata su un costone roccioso, Altavilla Irpina è posta su tre colli denominati Ripe, Torone e Forestasi, e si estende sulle colline alla confluenza tra il torrente Vellola e il fiume Sabato. La sua posizione tradisce le sue origini medievali, pur conservando oggi l’aspetto di un grosso ed accorsato borgo agricolo. La sua conformazione urbanistica reca impresse le tracce della sua storia e l’abitato mostra infatti i suoi tre volti: il villaggio fortificato, il ricco centro sviluppatosi nell’800 lungo il corso e quello convulso dell’espansione più moderna. A dirla tutta le origini di Altavilla si perdono nella notte dei tempi e c’è chi la ritiene menzionata da Virgilio con il nome di Poetilia. La frequentazione sannitica e romana è ampiamente attestata ma il centro attuale si formò secondo le dinamiche tipiche dell’incastellamento (era detta probabilmente Scandiano). Malgrado ciò solo nelle cronache d’età normanna è ricordata come Altacauda, quando fu occupata da Ruggero nel 1134. Il borgo mutò successivamente il nome in Altavilla (prima attestazione 1220), sembra in onore della famiglia reale, originaria di Hauteville in Normandia. Fu possesso di vari signori ma dagli inizi del XIV secolo e per lunghi secoli divenne il feudo principale dei de Capua, i quali ricoprirono prestigiosi incarichi presso le corti reali napoletane, ottenendo il titolo di Gran Conti di Altavilla. Alla fine del ‘700, estintasi la successione della linea feudale, Altavilla passò al Demanio Regio. Durante i torbidi rivoluzionari del 1799, 1820 e 1861, la cittadina fu protagonista di molti episodi e fatti d’arme.  Nel 1866 furono scoperti i giacimenti di zolfo e allora il centro iniziò a svilupparsi velocemente per l’importanza dell’industria estrattiva dei f.lli Capone.

Il borgo, malgrado le manomissioni post sisma del 1980, conserva il suo impianto Medievale aggrappato su un erto pendio. Conserva torri, chiese e palazzi della nobiltà locale in un labirinto di stradine tortuose e bui sottopassi. Tra i principali monumenti, oltre la bella chiesa dell’Annunziata (XIV-XV sec) ricca di testimonianze del suo passato, va ricordato l’austero Palazzo Comitale, considerato uno degli esempi più belli del Rinascimento in Campania. L’edificio è molto più interessante di quanto il suo aspetto attuale lascerebbe intendere (finestre e portali di pietra lavica di sintesi toscano-catalana). Poco più in basso la Collegiata dell’Assunta oggi Santuario diocesano dei Ss. Pellegrino (i battenti sono una antica tradizione) e Alberico Crescitelli. Elevato su 4 livelli, l’edificio è tra i più significativi del settecento irpino. Nella cripta, il Museo della Gente Senza Storia è un tuffo nel costume popolare ottocentesco, pur vantando reperti di un quadro cronologicamente molto ampio. Vi è annesso un laboratorio per la conservazione e il restauro dei tessuti. Lungo il corso, cuore pulsante della vita della cittadina, tra vari palazzi della ricca borghesia (Capone, Caruso ecc.) del passato, è il Museo dedicato alla memoria di S. Alberico Crescitelli (beatificato nel 1951 e proclamato Santo nel 2000). Più in alto, l’ex monastero verginiano, eretto nel 1681 e dedicato a SS. Pietro e Paolo, ha forma quadrangolare e chiostro con cisterna (1721). L’ impegno è quello di tornare a visitare le numerose altre chiese e i suoi notevoli dintorni tra vigneti, noccioleti e castagneti. Perdetevi nei vicoli e smarritevi nel suo incredibile passato. Appuntamento Domenica 30 agosto alle 18 alla Chiesa dell’Assunta. Questa è Altavilla!