Padre Antonio Salvatore: “Solo con umiltà traguardi importanti”

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Da “Il Biancoverde” n. 25 del 28 febbraio 2014

Segue l’Avellino da sempre. Una seconda vocazione, dopo quella per l’Altissimo. Padre Antonio Salvatore, originario di Carife, ma sacerdote a Montefusco da ormai dieci anni presso il Convento di Sant’Egidio, non nasconde il suo credo per i colori biancoverdi, nè esita a renderlo pubblico agli occhi dei suoi fedeli: “Per me è un onore essere irpino, sentirmi biancoverde – dichiara -. Questa è la mia terra. La nostra tribù. E l’Avellino è la mia squadra del cuore. Prima ed unica – precisa -. Parecchi simpatizzano o, addirittura, tifano per altre squadre, magari di Serie A. A me interessa conoscere soltanto i risultati conseguiti dai lupi.

Indosso, sotto il saio, una maglia, possibilmente verde e di pile. Non è un caso – ironizza -. Seguo l’Avellino dagli anni in cui salì in Serie B e parliamo della stagione 1972-’73. In seguito ad un testa a testa con il Lecce (la gara casalinga terminò 1 a 0 con un gol su rigore di Bruno Nobili), i lupi furono promossi in cadetteria con Antonio Sibilia presidente e Antonio Gianmarinaro allenatore. Tempi indimenticabili e che hanno rinvigorito la passione per il calcio della mia provincia. Prima ero un assiduo frequentatore dello stadio “Partenio – Lombardi” – continua Padre Antonio – ora con l’età e gli impegni, ci vado meno, ma se posso, ben volentieri. Le partite le guardo tutte su Sky con amici/fedeli che gentilmente mi ospitano e con i quali mi confronto”. Un parroco moderno, alla moda e soprattutto capace di stilare disamine tecniche sul rendimento dei lupi: “Credo che l’Avellino, con l’inizio del nuovo anno, abbia registrato un calo sotto il profilo psicologico e fisiologico. C’è stanchezza mentale da parte della squadra che, probabilmente, avverte l’oppressione della piazza, ambiziosa ed esigente. Anch’io sono un po’ deluso per questi ultimi risultati. Inutile negarlo. Dunque, sotto il profilo umano e religioso, sento di consigliare ai ragazzi di rimanere umili. Noi irpini siamo grandi solo quando siamo semplici e lavoriamo. Quando abbiamo benessere e ricchezza diventiamo peggiori degli altri. Quindi dobbiamo difenderci. Il girone di andata – continua Padre Antonio Salvatore – è andato oltre le aspettative di tutti, anche se l’Avellino ritengo abbia perso scioccamente diversi punti per strada. Tuttavia, non deve affatto arrendersi ma riacquisire la retta mentalità ed ingranare la giusta marcia dimostrando il suo reale valore”.

Se si aspettava di più da qualche elemento e chi è il valore aggiunto dell’Avellino targato Rastelli: “A me piace la gente che combatte sul rettangolo di gioco. Che ha fame di vittorie e che non si arrende mai. Togni, ad esempio, ha un po’ deluso le mie aspettative. E credo di tanti altri appassionati. Lo vedo lento, macchinoso, contorto. Credo debba giocare con più spirito ed energia. Galabinov, invece, è il mio preferito anche se alle volte non segue le azioni come dovrebbe. Altresì Castaldo mi piace molto, soprattutto per il carattere forte e determinato”. Si sofferma sul tecnico biancoverde il parroco di Montefusco al quale riconosce meriti e ‘pecche’: “Rastelli è un bravo allenatore. E su questo non si discute, ma a volte commette degli errori, a mio avviso evitabili. Non per tornare sulla gara con il Lanciano, però la scelta di Togni e Abero a centrocampo poteva essere ristudiata, rivista. Tuttavia, il dado è tratto ed è andata come è andata, ma gli va riconosciuto il pregio di essere un gran trascinatore e motivatore. Pur essendo napoletano, ha ben inteso lo spirito irpino. Ci tiene a vincere. E’ ambizioso ed esigente.
L’arma vincente di questo gruppo – conclude – è la compattezza e la combattività. Solo continuando a rimenere uniti e coesi si potranno raggiungere risultati importanti. Personalmente, confido in un bel secondo posto e Serie A diretta”.
(di Anna Vecchione)

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