Non solo il Morandi, Acqualonga o le barriere “incollate col Vinavil”: è tutta la rete autostradale a degradarsi sempre più

Non solo il Morandi, Acqualonga o le barriere “incollate col Vinavil”: è tutta la rete autostradale a degradarsi sempre più

12 Novembre 2020

Non solo il ponte Morandi di Genova, o le “deteriorate” barriere di Acqualonga o quelle fonoassorbenti “incollate col Vinavil“, come si evince dalle intercettazioni dell’ultima inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari l’ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci e gli ex manager Paolo Berti e Michele Donferri. E’ infatti l’intera rete autostradale, a causa del deterioramento dei materiali, delle variazioni termiche, dei fenomeni meteorologici e dell’aumento dei carichi di traffico, a degradarsi a ritmi sempre più accelerati di quelli previsti.

Le situazioni critiche riguardano il viadotto Cerrano sull’A14, nella zona nord di Pescara, dove si somma una serie di problemi: barriere non a norma, giunti in crisi, una frana che preme sulle fondamenta, un’altra su una canna della contigua galleria Solagne. Poco più a nord problemi allo svincolo di Roseto. Dopo un anno di restrizioni al traffico, ora da Aspi i cantieri per la soluzione definitiva.

Sull’A20, invece, in Sicilia, il dissesto idrogeologico e il degrado manutentivo sono molto diffusi, anche su autostrade a pedaggio (gestione Cas). Spicca la galleria della Messia-Palermo presso Gioiosa Marea: 31 chilometri scavati in una montagna che sprigiona gas tossici. Fu subito impermeabilizzata, ma il rivestimento va rifatto.

Tra Serravalle e Busalla, sull’A7, la carreggiata Sud non è altro che la Camionale dei Giovi. Pendenze e raggi di curvatura molto fuori norma con limiti di velocità bassi. Almeno un viadotto, lo Scrivia Pietrafaccia, richiede diversi interventi che Aspi valuta se rifarlo ex novo come alcuni dell’A6 (gestione Gavio) già in ricostruzione.

La montagna che sovrasta l’A5 (gestione Gavio) al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta ha infine una frana pericolosa se piove molto. Si progettano barriere paramassi e la stabilizzazione della frana.

Ma c’è molto di più: si stima che per rimettere a posto i 16mila km di autostrade a pedaggio ci vogliamo 40 miliardi. Impossibile trovarli tutti e subito, così per casi più gravi decide la magistratura, come quella della Procura di Avellino, intervenuta a sequestrare viadotti e gallerie in Campania, Lazio, Marche e Abruzzo. Altri sequestri, invece, li ha minacciati la Procura di Genova, inducendo a intervenire sulle strutture sotto indagine.

Ma la via giudiziaria, aperta da crolli anche tragici come quello del Morandi o la strage di Acqualonga, non è detto che raggiunga tutti i punti critici ed è destinata un po’ a perdersi in dibattimenti lunghi e pieni di rivoli. L’ultimo quello a carico del progettista di Autostrade per l’Italia Paolo Anfosso, assolto a fine ottobre dall’accusa di falsa testimonianza nel processo per la tragedia del bus.

Sarebbe bastata più manutenzione e materiali certificati e non certo “i ritardi o la riduzione delle spese – come scrive il Gip di Genova – volte a massimizzare i profitti a scapito della sicurezza pubblica” per avere sicuramente meno morti, ma anche una rete autostradale a pedaggio più efficiente.