Nomine Asl ed Ept in Campania: perché scandalizzarsi, siamo figli della democratura

4 Gennaio 2006

Anno nuovo… vita vecchia. I tappi saltati allo scoccar della mezzanotte, hanno illuso i celebranti e le attese del momento. Le 24 ore scandite nel giorno finale del 2005, appaiono più o meno uguali nel 2006. E’ bastato il provvedimento della giunta Bassolino alle cinque di mattina sulle nomine Asl ed Ept, che anche lo sguardo intenso della Mannoia da Piazza Plebiscito, appare già lontano e sbiadito, e lo spettacolo Rai dalla Reggia di Caserta sembra lo Zecchino d’oro degli anni migliori. Nulla suscita più emozioni o ricordi: quasi come se 365 giorni dietro l’angolo non abbiano insegnato niente, e i botti di fine anno si siano trasformati nelle botte da marciapiede. Tutti contro tutti, e tutti più o meno alla ricerca della verità. Marco contro Ciriaco e Clemente, Antonio che accarezza il garofano, Corace che si arrabbia, Storace che viene invitato ad intervenire. Nusco e le Mauritius sembrano più vicine dopo l’ultimo giorno dell’anno, e Montemarano l’assessore, quasi un ponte radio. Le cronache di queste ore, raccontano di dimissioni, incazzature, accertamenti, dossier e veleni… aggiungiamo noi, di sempre. Viviamo nel mondo degli ex. . Crediamo di conquistare il presente e non siamo capaci di padroneggiare il passato. Nell’ibrido tra la democrazia e la dittatura trionfa la democratura. Lo scrittore e saggista Predrag Matvejević nato a Mostar, in Bosnia, nel 1932, da padre russo e madre croata, dopo aver scelto l’esilio, oggi vive a Roma, dove è docente di slavistica all’Università La Sapienza. Sulla democratura, afferma: “sono in corso tanti rinnegamenti, tanti rimaneggiamenti del passato, del presente, delle persone. Una continua fuga in avanti e indietro. La vecchia nomenklatura, ex celebranti, ex direttori d’imprese, ex generali tornano sulla scena dopo un’uscita temporanea. Il vecchio regime non ha preservato la sua prossima fine e non ha preparato il ricambio. I regimi totalitari sono stati abbattuti e noi restiamo ossessionati dal totalitarismo. Abbiamo denunciato una storia che abbiamo vissuto e continuiamo a essere invasi dallo storicismo. Vediamo nascere delle libertà, non sappiamo che farne e rischiamo di abusarne. Abbiamo difeso un’eredità nazionale e ora dobbiamo difenderci da essa. Abbiamo voluto salvaguardare la memoria e la memoria sembra ora vendicarsi e punirci”. La storia che si ripete vale anche per il caso Sanità in Campania con manager che escono, manager che entrano e borbottiì a mò di insulti che volano. Si ritorna a parlare di lottizzazioni, di perdita di credibilità e di camera di compensazione degli equilibri politico-istituzionali della maggioranza. Dopo aver letto Predrag Matvejević, il dubbio mi assale e sorgono gli interrogativi.

  • In primis, quanti hanno taciuto negli ultimi anni accettando le regole della politica?
  • Quanti sono consociativi?
  • Quanti riescono a rinunciare alla propria popolarità denunciando fatti ed eventuali misfatti?
  • Quanti sono i presunti innovatori che si sono arresi ai meccanismi ancora consolidati della Prima Repubblica?
  • E quanti sono stati figli della demagogia che ha unito vincitori e delusi tutti accomunati dal federalismo solidale?
  • Quanti sono eredi delle alleanze bipolari, e quanti hanno consolidato il sistema di potere sulle fondamenta ormai logore?

Forse davvero ci sono molti ex, pochi coerenti con la propria storia, e molti furbi dell’ultima ora. Il nuovo che avanza è frutto delle alleanze partitiche che, prima si scazzotta, poi si consolida. Basta guardare al potere dei partiti che decidono sui posizionamenti dei candidati alle politiche con il popolo ad osservare…quasi come una comparsa alle prime armi. La Prima Repubblica e mezza non riesce ad avvicinarsi alla Seconda.
Forse siamo nel guado della democratura.


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