“No CPR, né qui né altrove”. È questo lo slogan che accompagna la mobilitazione nazionale del 24 ottobre 2026 a Castel Volturno, contro la prevista realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR). Una protesta alla quale aderisce anche l’ARCI Avellino, e che punta a coinvolgere associazioni, comunità migranti, cittadini e istituzioni in una battaglia che intreccia politiche migratorie, diritti e destinazione delle risorse pubbliche.
Il progetto, infatti, prevede la realizzazione di una struttura da 120 posti, per un investimento indicato negli atti e negli appelli della mobilitazione in oltre 41 milioni di euro, con stime che arrivano a circa 43,3 milioni per progettazione e costruzione, esclusi i futuri costi di gestione. La procedura, promossa dal Ministero dell’Interno attraverso Invitalia, è al centro della contestazione delle realtà contrarie alla costruzione del centro.
La posizione di ARCI Avellino è netta: «I CPR sono luoghi in cui chi non ha un permesso di soggiorno viene privato della propria libertà personale: una condizione amministrativa, non una condanna», dichiara il Presidente provinciale Stefano Kenji Iannillo, «Non esiste un CPR giusto o gestito bene perché il problema è la loro stessa esistenza. Per questo diciamo no, né a Castel V olturno né altrove. E lo diciamo insieme alle comunità migranti che vivono nei nostri territori, perché questa è prima di tutto una battaglia per la dignità delle persone».
Una critica che si inserisce in una mobilitazione più ampia, nata anche dall’appello di monsignor Pietro Lagnese e sviluppatasi attraverso incontri, assemblee, concerti e iniziative pubbliche, e che considera i CPR incompatibili con una politica migratoria fondata sull’accoglienza, sulla tutela dei diritti e sulla sicurezza sociale. Per i promotori, le risorse pubbliche dovrebbero contribuire alla bonifica delle aree compromesse, alla tutela dei fiumi e dei litorali, al contrasto degli sversamenti illeciti e dell’abusivismo e alla restituzione alla collettività degli spazi sottratti alle mafie.
Ad Avellino, il percorso verso la manifestazione è passato attraverso l’assemblea pubblica organizzata sabato 10 ottobre alle 17 nel Circolo Avionica di via Colombo.
L’incontro, partecipatissimo, ha rappresentato un momento di confronto e organizzazione, e ha visto la partecipazione delle Associazioni Gambiani di Avellino e Senegalesi di Avellino, oltre che delle ACLI, della CGIL, di Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti Irpini. All’assemblea ha partecipato anche il consigliere comunale Francesco Iandolo, che ha annunciato un’iniziativa istituzionale per esprimere contrarietà alla realizzazione del CPR. Nel suo intervento, ha richiamato la storia di Castel V olturno, sottolineando come il territorio, nonostante le difficoltà, rappresenti da oltre trent’anni un laboratorio di convivenza, comunità e socialità condivisa. Una storia costruita grazie a persone, associazioni e realtà che hanno scelto di creare legami invece di innalzare muri.
«La sicurezza e la vivibilità non si costruiscono soltanto con divieti e chiusure, ma anche investendo nelle relazioni, nella partecipazione e nella possibilità per tutte e tutti di vivere gli spazi pubblici», ha affermato Iandolo.
La manifestazione di Castel Volturno rappresenterà il prossimo appuntamento di una campagna che chiede di cambiare approccio alle politiche migratorie, superando la logica del respingimento e della detenzione e investendo in percorsi di regolarità, accoglienza e inclusione.

