Neher a Biogem, cervello e futuro

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“La presenza di un Nobel a Biogem è certamente uno stimolo per i nostri ricercatori, ma più in generale è un’occasione per tutta la comunità, perché mette tutti noi in contatto con persone che hanno fatto qualcosa di importante per l’umanità. E’ così per Erwin Neher, che completa un elenco che comprende nomi come Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Mario Renato Capecchi e altri grandi protagonisti del mondo scientifico”. Con queste parole il Presidente di Biogem Ortensio Zecchino ha accolto il Premio Nobel Erwin Neher nella quarta giornata del Meeting le 2ue Culture, ormai classico appuntamento settembrino che cerca punti di vista e di contatto tra i saperi. Introdotto dal Prof. Pasquale Vito, genetista dell’Università del Sannio e Vicedirettore scientifico di Biogem, che ne ha tratteggiato in maniera appassionata e affascinante la figura, il biofisico tedesco, vincitore del Nobel per la medicina nel 1991 insieme a Sakmann per lo sviluppo della tecnica del patch-clamp, fondamentale per la comprensione della trasmissione dell’impulso nervoso nel cervello, ha tenuto la sua “lectio” che ha affrontato argomenti di grande attualità tra fisica, chimica, genetica e biologia. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Neher si è detto convinto della necessità di usare le cellule staminali per il futuro della ricerca, definendole “al momento insostituibili” e ha sottolineato l’importanza di sostenere la ricerca indipendente e i giovani cervelli, cosa che in Italia qualche volta “risulta difficile”. “Gli scienziati nei propri laboratori sono un po’ come gli scrittori ma Neher è molto di più –ha detto Pasquale Vito –Neher ha inventato un linguaggio con cui altri hanno scritto straordinarie storie di scienza”. Partendo da Volta e Galvani, Neher ha ripercorso le tappe fondamentali dello studio dell’elettricità nell’organismo, dell’impulso nervoso nel cervello, delle sinapsi, dell’elettrofisiologia cellulare. “Ho cominciato il mio dottorato –racconta Neher facendo rivivere la magia e l’atmosfera dei suoi esperimenti-studiando il cervello delle lumache. In precedenza erano stati studiati i calamari, i meccanismi di depolarizzazione delle membrane, i flussi di sodio e potassio. All’epoca si ipotizzava l’esistenza di cancelli, di pori sulla membrana delle cellule nervose che dovevano aprirsi e chiudere nella cellula per far passare la corrente. Sakmann ed io ci concentrammo sull’idea che se vi erano dei canali, quelli che avremmo chiamato i canali ionici, dovevamo registrarvi all’interno anche un potenziale elettrico. Il problema era misurarlo. Ci riuscimmo con il patch-clamp”. “Oggi –ha proseguito Neher – lo studio del cervello può seguire due approcci. Dall’alto verso il basso, per localizzare le aree responsabili delle funzioni superiori: apprendimento, coscienza, memoria. O dal basso verso l’alto, per osservare le molecole e la trasmissione degli impulsi tra neuroni e reti neuronali. Ai giovani ricercatori –ed è stato bellissimo incontrarne ieri qui a Biogem –trovare i nuovi punti di contatto”. Gli studi di Neher hanno consentito di sviluppare farmaci mirati e di fare progressi per contrastare malattie degenerative del sistema nervoso come demenza senile, alzheimer e parkinson. Sabato 7 settembre si era aperto con la presentazione del il libro di Giovanni Savignano sulla storia dell’assistenza sanitaria in Italia e con l’intervento sul “dubbio amletico, del Prof. Stefano Manferlotti dell’Università Federico II. Domenica giornata conclusiva del Meeting con il dubbio nella religione e la relazione del prof. Bruno Dallapiccola sulla rivoluzione della cosiddetta “medicina personalizzata”. Saranno consegnati il premio letterario “Maria Antonia Gervasio” e del premio del Rotary Club Avellino Est centenario ad una idea innovativa. Conclusioni affidate al vicepresidente della Giunta Regionale della Campania Guido Trombetti.

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