Natale di violenza nelle carceri campane: detenuto muore di infarto ad Avellino

Natale di violenza nelle carceri campane: detenuto muore di infarto ad Avellino

26 Dicembre 2015

Ancora sangue, violenza e morte nelle carceri campane. Nel giorno della vigilia di Natale, un detenuto ha tentato di sgozzare il compagno di cella a Salerno, usando il vetro di una bottiglia di spumante incredibilmente autorizzata ad entrare in cella. E ad Avellino un detenuto di 58 anni è morto per un infarto fulminante nell’infermeria del carcere.

A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“Si è trattato di momenti di estrema tensione a Salerno, comunque gestiti al meglio dalla Polizia Penitenziaria che è costretta a lavorare in pessime condizioni operative”, denuncia il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece. “Sono anni infatti che denunciamo le precarie condizioni di lavoro dei nostri Agenti, in un penitenziario in cui i detenuti sembrano voler prendere il sopravvento anche per l’assenza di un Reparto isolamento e l’incapacità di far scontare loro le sanzioni disciplinari. Un carcere allo sbando, senza un vero Comandante di Polizia Penitenziaria, e queste sono le conseguenze della mancata di provvedimenti da parte dell’Amministrazione penitenziari regionale e nazionale”.

“Ad Avellino, invece, un detenuto è morto di infarto nonostante i tempestivi soccorsi dei poliziotti penitenziari”, aggiunge.

“La situazione nelle carceri resta allarmante continua la nota – altro che emergenza superata! Dal punto di vista sanitario è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità. I numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni, i ferimenti e i tentati suicidi si verificano costantemente, con poliziotti feriti e celle devastate.”.

Conclude Capece: “La Polizia Penitenziaria continua a ‘tenere botta’, nonostante le quotidiane aggressioni. Ma è sotto gli occhi di tutti che servono urgenti provvedimenti per frenare la spirale di violenza che ogni giorno coinvolge, loro malgrado, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nelle carceri italiane”.


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