Mirabella: chiude Banco di Napoli, per gli esercenti il colpo di grazia all’economia

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Dopo 80 anni di permanenza chiude a Mirabella Eclano la storica filiale del Banco di Napoli. Il centro della cittadina della Valle del Calore resterà con un’unica banca e sembra che pure quella abbia intenzione di chiudere.

La data di chiusura è fissata al 22 giugno. Le ragioni che hanno portato allo smantellamento non si conosco ma si può immaginare un’operazione di razionalizzazione dei costi anche se si tratta di uno sportello attivo, con locale di proprietà della stessa banca ed un numero esiguo di dipendenti.

Per gli esercenti di Mirabella si tratta del colpo di grazia all’economia ed alla vivacità del centro storico dovuta a scelte politiche sbagliate e ad inerzia; tutto si è spostato nella frazione Passo Eclano con il sorgere, oramai da diversi anni, dei centri commerciali della grossa distribuzione, a discapito delle piccole botteghe e dei negozi di vicinato.

«80 anni di storia buttati, una vergogna assoluta la chiusura dello storico Banco di Napoli di Mirabella – è lo sfogo di Maurizio Silano, protagonista negli anni di innovative attività imprenditoriali – Sicuramente non è con il cuore carico gioia che da anni assistiamo ad una situazione economica/sociale che la nostra Mirabella vive. Una cittadina che da sempre è stata fautrice di innovazione, dinamismo tale da generare curiosità ed ammirazione non solo dai paesi confinanti.

Chi come me ha investito il patrimonio più grande che un uomo/donna possiede, la gioventù, in un paese in cui oramai l’unica possibilità che resta è un miracolo, dopo aver rinunciato a svariate opportunità cercando di restare legato al proprio territorio come elemento fondamentale al fine di ottenere una crescita personale e per la propria famiglia, sperando in un profondo e radicale cambiamento adeguando ciò che ha caratterizzato la nostra collettività, anticipando i tempi in ogni settore dall’economico al sociale dalle tradizioni al turismo, resta deluso da una politica senza nessuna programmazione.

Probabilmente nulla possiamo fare nei riguardi di una decisione di una azienda privata – prosegue l’esercente – ma lo sconcerto sta nel fatto che la politica è talmente assente che non ha reagito nei confronti di una notizia così devastante per Mirabella. Attività e banche storiche che chiudono o delocalizzano, degrado ed abbandono su tutti i settori vitali. Chi ha un minimo di dignità dovrebbe dimettersi».

In realtà l’argomento era già all’ordine del giorno dello scorso Consiglio comunale ma non è stato trattato a causa del venir meno del numero legale. Il sindaco Giancarlo Ruggiero non entra nella polemica ma precisa che sarà reinserito dell’Odg del prossimo consiglio e spiega che un tentativo di mediazione è stato fatto. In merito al processo di delocalizzazione delle attività commerciali ritiene che sia un fatto inevitabile:

«Sono scelte aziendali di spending review, di certo non hanno chiesto a noi un parere, ci hanno solo comunicato la cosa ma stiamo provando a fare un po’ di pressione per cercare di far rivalutare la decisione. Ho interessato anche qualche parlamentare del problema. Riguardo la delocalizzazione delle attività – prosegue Ruggiero – è ovvio che gli imprenditori e gli esercenti che hanno potuto nel passato, hanno cercato di investire lungo l’asse nazionale. È inutile nascondersi: aprire un punto vendita nel centro storico è un conto, aprirlo sulla statale ne è un altro, porta un’affluenza di utenza decisamente maggiore. La grande distribuzione è stata un’intuizione importante del passato. Un’occasione che è stato giusto cogliere altrimenti sarebbe andata in realtà a pochi Km da noi. Pensiamo solo al ritorno occupazionale piuttosto consistente che portano questi centri commerciali».