Michele Gubitosa: “Il Jobs Act distruggerà il mercato”

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Lavoro impiegati aziende donne
Lavoro impiegati aziende

Per Michele Gubitosa gli sgravi alle aziende rischiano di far abbassare la qualità di servizi e prodotti. Il Job Act apre al strada alla concorrenza sleale.

“La riforma del Job Act sarà deleteria per il mercato del lavoro e sul tessuto imprenditoriale. Un gioco al massacro che farà vittime tra i lavoratori, gli imprenditori, abbasserà la qualità dei servizi e dei prodotti offerti dalle imprese irpine e italiane e determinerà enormi disavanzi per lo Stato”.

A dirlo non è un sindacalista, ma Michele Gubitosa, amministratore dell’Hs Company, operante da vent’anni nel comparto IT.

Gubitosa, a sentirla parlare sembra quasi uscito da un direttivo della Cgil, ci spiega perché?

Michele Gubitosa
Michele Gubitosa

“Premetto che non ritengo proficua la battaglia portata avanti dal sindacato sull’articolo 18 perché se un’azienda vuole ridurre l’organico non c’è articolo 18 che tenga. Io ho valutato dannoso, direi, l’effetto che il Job Act avrà sul mercato del lavoro e sui mercati in genere. E’ il provvedimento più dannoso messo in piedi dal Governo negli ultimi anni”.

Eppure i numeri, anche irpini, direbbero tutt’altro, con centinaia di assunzioni grazie agli sgravi. Come la mettiamo?

“Questo è solo uno specchietto per le allodole. I consulenti del lavoro che oggi si affrettano a snocciolare numeri, non vanno avanti con il ragionamento. A mio avviso le prime assunzioni sono stabilizzazioni di contratti atipici ed è sicuramente un punto a vantaggio della riforma, ma occorre guardare oltre”

Lo faccia lei

“Il Job Act determinerà un travaso di lavoratori, impoverisce il mercato, indebolisce il tessuto imprenditoriale, abbassa la qualità e a regime sarà un duro colpo anche per le casse dello Stato ”

Facciamo un esempio

“Grazie al Job Act un soggetto imprenditoriale può introdursi nel mercato con un costo del lavoro di gran lunga inferiore a quello che una azienda già presente, oggi sopporta. Accade che in presenza di nuove commesse o su commesse già esistenti, un’azienda tenterà di scalzare l’altra, vendendo prodotti e/o servizi a prezzo inferiore, grazie alla diminuzione del costo del lavoro con dipendenti acquisiti grazie agli sgravi, ma nel frattempo determinerà la perdita della commessa per l’azienda titolare.
Per rimanere competitiva, l’azienda cessante ha due scelte. Diminuire il personale e allo stesso tempo aggredire altre fette di mercato, ed il prezzo diventa l’unica variabile sulla quale incidere, a discapito della qualità. Quindi, intanto l’occupazione “fittizia” viene pareggiata dall’uscita del mercato del lavoro dei dipendenti che dovranno essere licenziati e così via, in un grande effetto domino. Le aziende tenteranno “di farsi le scarpe” tra di loro” abbassando il prezzo e la qualità”.

Lei quindi afferma che si tratta solo di un travaso di lavoratori?

“Non solo. Ci sono altri effetti negativi. Il prodotto o il servizio che si va a proporre su nuove commesse sarà deprezzato, perché piazzato sul mercato a prezzi inferiori. Intanto lo Stato dovrà pagare gli ammortizzatori sociali dei dipendenti che saranno messi in mobilità, dalle aziende costrette dalla concorrenza “sleale” determinata da benefici concessi a chi si avvale degli sgravi, e oltre a sopportare un costo per i lavoratori in mobilità lo Stato perderà anche i contributi che venivano pagati per i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro. Intanto, dovrà anche sobbarcarsi il costo necessario a coprire gli sgravi concessi.”

I tifosi del job act, però, asseriscono che così si aumenta la produttività dei lavoratori, e’ d’accordo?

“Ed in che modo? Diminuisce il prezzo del prodotto, si conquistano fette di mercato ad un “prezzo drogato”, si produce lo stesso a prezzi inferiori e si mettono fuori dalle aziende figureprofessionali qualificate che garantivano la qualità. Ci saranno nuove assunzioni, questo è vero, ma non determineranno certo un aumento della domanda sul mercato. Si soddisfa la stessa domanda a prezzi inferiori, grazie ad un costo del personale inferiore, ma la domanda rimane invariata, con l’effetto negativo di impoverire il mercato. Tra tre anni, quando gli sgravi saranno terminati, lei pensa che il cliente accetterà di pagare di più il prodotto che prima ha pagato di meno?

C’è un modo, secondo lei, per uscire dall’impasse?

“Certo. La riforma va modificata al più presto. Occorre obbligare chi beneficia degli sgravi a reinvestirli in ricerca e sviluppo e con delle regole rigide che non consentono di ribaltare sul mercato lo sconto di cui si beneficia. L’utile d’impresa determinato dagli sgravi deve essere reinvestito con un obbligo di legge. Investendo in innovazione in modo che l’azienda al termine dei tre anni sia più qualificata. In pratica questa riforma gioca al ribasso, a mortificare la qualità. Noi dobbiamo ragionare su come aumentare gli standard qualitativi. La dinamicità al mercato va veicolata attraverso un’offerta migliore. Questo si ottiene investendo in innovazione, in ricerca, in sviluppo. Perché la Apple, per fare un esempio, in un mercato ormai in crisi, continua a preservare le sue fette di mercato con prodotti costosi? Perché innova il prodotto, lo rende sempre più performante, aumenta gli standard e non diminuisce certo il prezzo eppure ci sono le file davanti ai negozi quando avviene il lancio del nuovo Iphone. E’ un esempio poco “economico” ma molto rappresentativo di cosa significa affidarsi all’innovazione, alla ricerca e non essere disposti a scambiare la qualità con la quantità. Con il Job Act finiremo per “cinesizzarci” mi passi il termine”.

Possiamo girare al Presidente del Consiglio questa intervista?

“Ne sarei felicissimo”

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