Maraia: “Su Difesa Grande è aperto un procedimento penale”

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Ariano Irpino – Sul caso di Difesa Grande dura è la posizione assunta dall’esponente di Rifondazione Comunista Giovanni Maraia. In una nota, inviata agli organi d’informazione ma anche alla Procura della Repubblica di Ariano, spiega nei dettagli la ‘storia’ di Difesa Grande. “Il Commissario Catenacci sta richiedendo e indicando la riapertura della discarica per lo sversamento di fos e sovvalli dimenticando che Difesa Grande è stata da lui stesso chiusa definitivamente con ordinanza n.122 del 7 giugno 2004. Il provvedimento era stato emesso in quanto raggiunti i quantitativi previsti dal progetto di ‘messa in sicurezza e sistemazione finale’. L’Arpac a seguito del sopralluogo datato 18 aprile 2004 proprio a Difesa Grande ha affermato, tra l’altro, che ‘…si ritiene che la fuoriuscita di percolato dal corpo discarica sia dovuto alla rottura del telo impermeabile, posto sul fondo dell’impianto a protezione del suolo, delle acque sotterranee e di superficie in seguito a smottamenti del terreno di fondazione’. E L’Arpac – scrive Maraia – chiese ‘…la predisposizione di un piano di messa in sicurezza d’emergenza, bonifica e ripristino ambientale dell’area, compresa nel raggio di 100 metri dal perimetro del sito, così come stabilito dall’art.10 del Decreto Ministeriale 471/99’”. Per Maraia, dunque, l’Arpac ha dichiarato il sito inquinato ma nessuno avrebbe provveduto ad attuare la bonifica neppure il Sindaco Gambacorta che era obbligato ad attuare la bonifica in danno dell’Asi-Dev. Ed ancora. Per Maraia, la discarica di Difesa Grande non può essere riutilizzata in quanto “…vi è un procedimento penale (n.681/2002) promosso dalla Procura di Ariano che individua ben 17 reati, tra i quali la realizzazione di una discarica senza concessione edilizia in zona sottoposta a vincolo, mancata attuazione della messa in sicurezza come prevista da ordinanza commissariale del 2003, abbassamento dei rifiuti con una pendenza superiore al 30% con pericolo di crollo, smaltimento e traffico illecito di rifiuti tossici, avvelenamento delle acque del torrente Lavella ed inquinamento atmosferico. Reati compiuti dall’Asi-Dev e non solo. Insomma, Difesa Grande non può riaprire”.

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