Mancino: La politica è solidarietà, De Mita: Basta con lo squallore

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Avellino – E’ l’Irpinia e non solo a rendere omaggio a Nicola Mancino, a dimostrargli un affetto e una stima sinceri. Tanta gente comune e non (anche la riservatissima moglie Gianna) che si è ritrovata ieri all’hotel De La Ville non per celebrare ma per salutare un uomo di grande equilibrio che ha contributo alla costruzione della classe dirigente, che è stato ed è classe dirigente. Un uomo che lascia a malincuore la politica, “perché è il regolamento che lo richiede ma non senza avvertimenti”. La politica è solidarietà, è rispetto di idee altrui ma anche autonomia. La politica non è disputa, non è un patto mafioso ma convenienza nel creare le condizioni per poter guidare i processi. Tutti, nessuno escluso, sono chiamati a raccogliere la lezione offerta da Nicola Mancino, Ciriaco De Mita, Salverino De Vito, Gerardo Bianco che non manca di ricordi. “Una vicenda che rappresenta la storia stessa della politica di Avellino. Storie di divisioni, contese della politica italiana. E’ questo elemento che ci ha tenuto sempre uniti. Preferirei dire che non è la Margherita ma tutti i Democristiani, a salutare Mancino perché questa è stata la nostra essenza. Mancino e il forte legame con il territorio. Mancino e l’Irpinia terra dalla quale ha tratto il suo riferimento. Non parlerei di eredità ma di lezione politica. Una persona che non ha ceduto su nulla ma aperto al dialogo”. Poche parole. Semplici frasi ma cariche di un significato rispetto ad un’amicizia sincera. Come è del resto l’abbraccio tra Salverino De Vito e Nicola Mancino al termine dell’intervento. “I rapporti sono stati sempre di grande amicizia e di preoccupazione per quello che non veniva. I nostri rapporti sono antichi. Molte volte abbiamo parlato di politica, molte volte abbiamo criticato chi non avrebbe dovuto fare politica”. A deliziare la gremitissima sala con il suo naturale humor è ancora una volta l’on. Ciriaco De Mita: “Faccio fatica ad ascoltare la celebrazione. Non lo so se il rifiuto sia del tutto disinteressato. Le celebrazioni le faranno quelli che verranno. Mancino non lascia – non dico che raddoppia – ma si impegna su un fronte diverso. La passione politica rimane. In bestie come noi, abbandonare la politica… Prima di morire penso che farò l’ultimo discorso politico. Questa sorta di celebrazione mi infastidisce, dico quello che pensa Mancino”. A Bianco: “Mancino non ci lascia gli scritti ma ci offre gli scritti. Avverto la diversa funzione perché comporta una riservatezza, una presenza non attiva. Il dialogo frequente era fra noi due superstiti ed è certo che rimarrà. La riflessione politica tra noi due non si attenua. Oggi c’è il paradosso che la cultura politica si riscopre a patto che non siano i democristiani a coltivarla. Noi siamo stati dentro la storia. Noi riflettemmo su come organizzare il futuro, su come cominciare a riflettere sulla Democrazia Cristiana. La moralità della politica è questa”. Ancora una volta De Mita impartisce la lezione. “Ricordo la solidarietà tra noi che non è stato un patto mafioso ma una convenienza per creare le condizioni per poter guidare. E’ stato così all’epoca del centrosinistra, è stato così quando il centrosinistra è finito, è stato così al tempo della solidarietà nazionale. La nostra peculiarità è stata quella di cogliere le cose che stavano per accadere… Stiamo vivendo un momento di straordinaria vivacità. Dire una cosa per sé non è la politica. Si riflette bene politicamente quando la politica è legata ai processi che funzionano. La politica è governo degli eventi. Noi ci siamo riusciti in virtù di questo patto di solidarietà che ha funzionato e ha fatto nascere la classe dirigente. Invece leggo che bisogna cancellarla. Io la leggo diversamente: quello che c’è deve continuare. Non si annienta l’intelligenza”. E ancora: “E’ singolare che il dibattito sia incentrato sul recupero del dibattito riformista. Se si cerca solo la novità si rischia l’avventura e non l’organizzazione della risposta”. E poi … il dopo Mancino. “Vengo ad Avellino per tre ragioni: perché l’avevo già deciso, mi piace avere spazio, ho dilatato la presenza da Nusco ad Avellino perché lo squallore del dibattito che c’è in città, va cancellato ampliando la presenza di cose meno miserevoli. Questa mia funzione serve non a me ma alla politica. Io non sono né pro né contro ma sono per la riflessione. Se l’Italia fosse la provincia di Avellino non mi preoccuperei. Credo che il saluto vero non sia la celebrazione. Credo che un modo per dire grazie sia quello di continuare a fare le cose che ha fatto per noi”. Un messaggio che fa riflettere e che mette in guardia. Della stessa intensità gli ammonimenti, i consigli del vice presidente del Csm Nicola Mancino: “Ringrazio la segreteria provinciale che so cosa contiene: una testa ed un sentimento. Ringrazio Covotta, tutta la classe dirigente quella che ha maturato un’esperienza insieme a me, quella che continua a cimentarsi in una lotta che è sempre più dura: il riequilibrio anche se i problemi di Napoli non mancano. La presenza è segno di un rapporto che si è solidificato nel tempo, segno di battaglie di ieri e di oggi. Sono stato un po’ solo in questa mia decisione. Nel ’92 mia moglie mi ha confortato. Questa volta no ed ho capito il perché. Io sono un animale politico e per me non è stato facile dare una risposta. La politica è spesso avara, quando stai per arrivare c’è sempre qualcuno che ti fa lo sgambetto. Non sono più tesserato, non partecipo alla politica perchè è il regolamento che lo richiede, a parte il mio personale convincimento. Non sarà facile il compito ma a chi dice: ‘speriamo che i processi siano meno lenti e che le polemiche cessino’, io so di poter dire che questo riguarda il ruolo della politica, il rapporto corretto con i poteri dello Stato. La politica consente anche di fare scelte. Se sei chiamato devi rispondere all’appello… E’ più giusto ricordare che ho sempre voluto fare il presidente del gruppo parlamentare”. Insomma un incontro che deve avere la giusta lettura. Nessuna eredità ma semplicemente “un saluto ad una persona che si è destinata ad altra attività. Anche se non parteciperò al dibattito politico il punto è cosa si intende fare, dove andiamo, con chi andiamo. Bisogna rinnovare l’esperienza. La nostra forza è la ricerca di un’analisi culturale aggiornata che possa dare un contributo al nostro paese. La mia idea è che vi accingiate al congresso definendo una linea politica e una classe dirigente che non si guardi in cagnesco ma che sia reciprocamente solidale. Noi dobbiamo rispettare le idee degli altri senza correre il rischio di far soccombere le proprie. Non vorrei che ad Avellino ci fosse una sorta di disputa perché tutti lavorano affinché non si realizzi. C’è troppa animosità. Sono certo che misura, prudenza ed equilibrio porteranno ad un assetto che faccia diventare tutti responsabili. Si apra la successione ma che sia investitura di tutta la classe dirigente che concorra allo sviluppo e al progresso della nostra provincia”. (di Teresa Lombardo)

Tra i presenti: Luigi Anzalone, Enzo De Luca, Mario Sena, Pietro Foglia, Costantino Preziosi, Giuseppe De Mita, Pino Freda, Spiniello, Silvio Sarno, Santino Barile, Sergio Barile, Maurizio Petracca, Raffaello De Stefano, Rosanna Repole, Rosetta Casciano, Elvira Lenzi, Giuseppe Antonio Solimine, Gennaro Bellizzi, Eugenio Abate, Vecchione, Michele Langastro, Giampiero Palumbo, Giuseppe Del Giudice, D’Avanzo, Enza Ambrosone, Luca Iandolo, Luigi Cardillo, Giovanni Romano, Giuseppe Di Iorio, Vincenzo Alaia, Angelo Reale, sindaci, amministratori, assessori e consiglieri di tutta l’Irpinia. C’erano tutti. Non mancano, poi, i giovani rappresentati da Carmine De Blasio e Pasquale D’Onofrio. Assenti i deputati Maccanico e Iannuzzi che per sopperire alla propria mancata partecipazione hanno inviato una lettera di auguri. Al tavolo Pino Galasso, Domenico Covotta, Gerardo Bianco, Ciriaco De Mita, il senatore De Vito e naturalmente Nicola Mancino.

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