L’opinione di Stefano Sica:”Rastelli ha puntato solo su 16 elementi”

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Da “Il Biancoverde” n. 32 del 25/04/2014

Questa settimana, la rubrica “L’opinione di…” è dedicata al giornalista di Tuttomercatoweb.com Stefano Sica.

“Nel calcio i numeri sono sempre la base necessaria per un’analisi approfondita che faccia emergere quanto più fedelmente possibile meriti e limiti di un percorso – dichiara -.
I 12 punti accumulati dall’Avellino in 14 partite dopo il giro di boa esigono una riflessione. Anche perché, dopo le stesse gare nel girone di andata, i lupi si erano garantiti un tesoretto di ben 27 punti. Un cammino che non compromette assolutamente nulla in chiave play-off. Ma insufficiente e da retrocessione diretta. Che fa paura e pone tanti interrogativi. L’Avellino, a fine dicembre, era terzo in classifica a due lunghezze dall’Empoli e ad appena tre dalla capolista Palermo. Fa pensare soprattutto il trend in crescita di chi era sotto e ora guarda la squadra di Rastelli dall’alto. Latina, Crotone, Siena, Spezia, Lanciano, Cesena e Modena (quest’ultimo appaiato agli irpini) hanno fatto razzia di punti.
Alcune – continua Sica – persino il doppio dei biancoverdi. Tra il rendimento del girone di andata e quello di ritorno si è prodotta una discrasia inimmaginabile per un gruppo che aveva mostrato grande unità di intenti. E quella ferocia appropriata per arrivare fino in fondo in un campionato, come la B, che richiede un grosso dispendio di energie fisiche e nervose. Riduttivo spiegare tutto ciò solo col mercato delle altre.
Sia chiaro: in queste 14 sfide disputate dall’Avellino, almeno tre pareggi (quelli di Varese e Terni e col Pescara al Partenio) gridano vendetta per le prestazioni autorevoli sfornate dalla squadra. Non si può sottovalutare neanche la perniciosità dell’infinita sosta invernale che ha finito per stravolgere certi equilibri. Troppo poco, però, valutando l’insieme. Molte volte i biancoverdi hanno sofferto, non gestendo mai al meglio gli interi 90′. Tanti giocatori hanno avuto una involuzione psico-fisica non garantendo più gli stessi standard di qualche mese prima.
Alcuni come De Vito, Massimo e Abero – sottolinea il giornalista di Tuttomercatoweb – sono stati messi in naftalina. Altri come Soncin, Togni, Decarli, Pizza e Ladriere (questi ultimi tre persino innesti del mercato di riparazione), di spazio ne hanno trovato pochissimo. Biancolino è stato ripescato solo nelle ultime due gare. Segno che Rastelli, dati alla mano, ha puntato forte solo su 16 atleti. Pochi per poter pensare di confermare in toto le stesse performance della prima parte del torneo. E’ evidente la bocciatura di larga parte di questi elementi, anche se sulle capacità gestionali del trainer si può mettere la mano sul fuoco. Perchè Rastelli è intanto uno stratega che non prescinde mai dallo studio dell’avversario nel preparare una partita. E poi perchè è un uomo dal grosso equilibrio interiore che può godere certamente di un grande ascendente verso il gruppo. Ma non è stravagante immaginare che la squadra sia entrata anche in crisi ansiogena e di autostima, non riuscendo più a governare mentalmente gli eventi.
In questo senso, il presidente Taccone è stato ingiustamente messo sotto il torchio della critica per aver “bucato” il salto di qualità a gennaio. Certo, Zito, Ardemagni, De Luca e Sciaudone sono solo quattro tra i nomi monitorati dalla società. Sollecitata da Rastelli che, legittimamente, chiedeva una svolta vera per poter lottare con maggiore credibilità per la massima serie. Operazioni tuttavia difficili per la tenuta finanziaria del club. L’Avellino è una società in crescita e non ancora stabilizzata. Che ha bisogno di forti supporti economici per fronteggiare la voracità di tantissime big presenti nel campionato cadetto o che, l’anno prossimo, vi parteciperanno. Impossibile chiedere tutto e subito ad un uomo solo al comando. Soprattutto se generoso e, finora, vincente.
C’è poi l’annoso problema delle strutture sportive, un granello di sabbia importante per il rilancio di un progetto ambizioso. Vale per l’Avellino e vale un po’ per tutti. La città deve diventare di serie A innanzitutto sotto quest’aspetto. Taccone, se una colpa ce l’ha, è quella di lasciarsi trascinare a volte dalla passione e dalla loquacità. E’ stato sbagliato in un contesto simile esporre tempo fa le sirene della A, alimentando involontariamente gustose aspettative. Come è stata inopportuna l’esternazione nei confronti di Rastelli e De Vito prima di un delicato match come quello di Castellammare. De Vito, tra l’altro, è uno degli artefici della cavalcata dei lupi dalla C1 alla zona play-off di poche settimane fa. Non indovinare qualche acquisto ci sta nel mare di intuizioni davvero provvidenziali che lo hanno distinto dalla massa. Taccone, si sa, è un vulcanico, un genuino. Parla con disinvoltura di moduli, dispensa consigli tecnici, è spesso un fiume in piena. Ma le sue considerazioni sono in totale buona fede. Di studiato nelle sue parole non c’è quasi mai nulla. Ora però la squadra ha bisogno di fiducia e tranquillità. Di maggiore vicinanza e di minori blitz verbali. Poi è sacrosanto che il maggior azionista dell’Avellino chieda spiegazioni sul calo progressivo dei suoi ragazzi – sottolinea -. Non agguantare i play-off sarebbe un insuccesso, se non proprio un fallimento. Perché, se è vero che a inizio campionato tutti, addetti ai lavori compresi, avrebbero firmato per la salvezza, è anche vero che un tracollo così doloroso, e con un organico comunque non indebolito a gennaio, andrebbe giustificato. E le responsabilità sarebbero di tutti. Ma riprendere la marcia si può. Basta volerlo davvero” – conclude -. (a cura di Anna Vecchione)

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