L’opinione di Enzo Pecorelli: “Avellino un team con i fiocchi”

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Da “Il Biancoverde” n. 25 del 28 febbraio 2014

Questa settimana, la rubrica “l’opinione di…” è dedicata al Direttore Editoriale del giornale www.bassairpinia.it Enzo Pecorelli.

“E’ trascorso più di metà campionato. Ed io sono stato chiamato ad esprimermi su quello che hanno fatto i lupi. Si…ma il mio giudizio non sarà parziale o monco – dichiara -. Oramai c’è materiale per definire l’Avellino. Ritengo. Eppure, anche immaginandomi un po’ tardo, dopo una decina di partite, ho creduto di intravedere la sostanza dell’Avellino.
Talvolta – continua – andando ospite in qualche televisione, ho parlato di analogie tra questa squadra e quella del campionato 1978-79. Dio che rimpianti per quei tempi, ma questa è un’altra storia. Poi ho sentito che tanti hanno avuto la mia stessa sensazione. Tutti hanno parlato di squadra operaia e di rivelazione. Sicuramente sì. Ma come è nata questa condizione? Io penso ad un ragazzo… qualche anno fa. Con la camicia bagnata di sudore che si aggirava per il prato del “Partenio – Lombardi” inseguendo ragazzini che dovevano essere provinati. Quel giovanotto, si chiamava Enzo De Vito e si era messo in testa di fare grande l’Avellino. Partendo dalle basi. Non finì il suo lavoro. Ma è tornato. Dopo qualche anno. La prima stagione con minimo budget, salvezza tranquilla. La seconda con poco in più di esborso economico, promozione.
Diretta. Categoria superiore, Serie B, calcio importante. Tesoretto da spendere, successivamente nel calcio-mercato? Come quello di un paio di categorie dietro. Accipicchia che uomo fortunato. Almeno così dicono alcuni. Mi viene in mente una affermazione di tanti anni fa, del Presidentissimo Antonio Sibilia: ‘Dicono che mi salvo perché sono fortunato! Ma sono oramai parecchi anni che faccio questo. Non è che sono pure bravo?’.
Ma certo il Direttore Tecnico ha avuto sorte. Quella di avere accanto gente per bene. Il Direttore Generale Massimiliano Taccone, per esempio, che manco la tortura più lo fa parlare. Pure a pagarlo non ti racconta nulla. E fa bene. Secondo me – ironizza -. E…al netto del Presidente/Tifoso Walter Taccone, c’è Mister Rastelli. L’allenatore è sicuramente persona intelligente. E mi spiego. Il Massimo biancoverde, ha capito che avendo una squadra con una modesta cifra tecnica, per giocarsela doveva puntare su altro. E nel calcio oltre la tecnica che rimane? La cattiveria agonistica. Ed io dico carattere. Con il corso delle partite, diventa identità. Ecco che torniamo a bomba, quando dicevo: c’ho messo un po’, ma ho capito come è l’Avellino. Come è fatta. Come si compone. Negli ultimi anni, per chi ne mastica, si è notato un certo cambiamento di intesa calcistica. Che poi ,forse, non è altro che un ritorno al passato. Ce l’ha consegnato Mazzarri. Il trainer livornese, con uomini di caratura tecnica alquanto modesta,tranne qualcuno, prova a far diventare tutti corridori strenui. Tutti attivi agonisticamente. Tutti compatti. Poi ti doti di una grande equipe medica per evitare infortuni da stress, e se c’è un pizzico di fortuna il gioco è fatto. Certo, se gli arbitri non ti remano contro, beh..si vola. Et voilà! Tutto questo ha capito,e messo in pratica il Sig. Massimo Rastelli debuttante in cadetteria. Un team che ha la stragrande maggioranza di elementi che non hanno mai frequentato questa categoria. Parecchi con una buona dose di anni d’esperienza sulle spalle, e gente in cerca di eventuali rilanci fanno l’assortimento umano di chi si trova dall’inizio del campionato ai vertici della classifica.
E la folla di lupi/tifosi che stanno vivendo una beato momento di preminenza sportiva? Si gongola. E se talvolta si storce il muso per un risultato che poteva essere più felice, è solo perché si è un po’ in credito con il pregresso. Se si pensa al passato,con un sorriso appena appena amaro, ti rispondono: già dato! Come viene. Ok. Va bene. L’anno prossimo, minimo si rigioca in B. Ci si era, quasi dimenticati di questo. Così come era un vecchio ricordo il famoso “quadrato irpino”. Roba che fece successo. Squadra-società-tifosi-stampa. Si decise di camminare insieme. Ad avere occhio clinico e sguardo allenato, qualcosa già si intravede – conclude Pecorelli -.

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